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” “L’Ue non finanzi ” “l’aborto nei Paesi in via di sviluppo: si ” “levano le proteste delle chiese europee dopo l’adozione del ” “rapporto Sandbaek” “” “
“I fondi dell’Unione europea (Ue) non devono servire a finanziare l’aborto nei Paesi in via di sviluppo”. E’ quanto chiede la Comece, Commissione degli episcopati della Comunità europea, dopo l’adozione, il 13 febbraio, del Parlamento europeo del rapporto della europarlamentare Ulla M. Sandbaek che modifica il progetto di regolamento dell’Ue circa gli aiuti alle politiche sanitarie e ai diritti in materia di riproduzione e della sessualità nei Paesi in via di sviluppo (vedi SirEuropa n. 5 del 24 gennaio 2003). Secondo la Comece “questo progetto si allontana da una visione integrale della dignità umana e si focalizza sui diritti in materia di riproduzione e della sessualità dell’individuo”. Su questa linea, sostiene la Comece, “non saranno esclusi i fondi per la pratica dell’aborto”. “Speriamo conclude che non vengano discriminate quelle organizzazioni di sviluppo e di sanità che non praticano l’aborto”. Abbiamo raccolto i pareri di Elisabeth Bussmann , presidente della Lega tedesca delle famiglie cattoliche e di John Smeaton direttore dell’Associazione per la protezione dei bambini (Spuc) attiva nel Regno Unito. Cosa pensa del rapporto Sandbaek? “Giudichiamo preoccupante il modo in cui la lotta alla povertà viene strumentalizzata mediante l’aborto. Siamo decisamente contrari a qualsiasi forma di interruzione della gravidanza, in Germania e in tutto il mondo. La situazione di povertà nei Paesi in via di sviluppo non può essere risolta con l’aborto”. Quali alternative proponete e come pensate di agire in concreto? “Sulla base degli insegnamenti cristiani, crediamo che l’informazione su questo tema non sia mai abbastanza. Anche all’interno della nostra organizzazione stiamo cercando di diffondere informazioni sul rapporto Sandbaek. Consideriamo il lavoro di informazione e di sensibilizzazione nei Paesi interessati una misura prioritaria. È necessario creare offerte di formazione destinate alle donne, alle ragazze, come fanno appunto le organizzazioni e le congregazioni cattoliche attive in questi Paesi. In concreto stiamo cercando di creare di una posizione politica comune: in autunno avremo una riunione dei delegati della Lega delle famiglie cattoliche dedicata all’Europa; abbiamo anche aperto un dialogo con i politici e gli europarlamentari, discutendo con loro di questioni inerenti la famiglia”.