Spagna

Il carcere può essere “un’opportunità per gli immigrati cristiani e musulmani per scoprire la compassione e l’aiuto fraterno”. Ne è convinto padre José Sesma León, direttore della pastorale penitenziaria della Conferenza episcopale spagnola, tra i partecipanti al convegno per cappellani carcerari “Le relazioni interconfessionali nei centri penitenziari. Cappellania cattolica e Islam” che si è svolto nei giorni scorsi a Madrid. Padre Sesma si dice “preoccupato” in merito “alle riforme legislative annunciate in materia penale e penitenziaria. Se saranno approvate vi sarà un aumento dei carcerati”. I cappellani carcerari insistono invece sulla “prevenzione e la mediazione sociale” come alternativa alla detenzione. Secondo Emilio Galindo Aguilar, esperto di islam e missionario in Africa, anche in Spagna, terra notoriamente caratterizzata in passato dalla presenza islamica, “l’islam non è solo uno sconosciuto ma sono ancora presenti stereotipi negativi. Nel 1492 iniziò una campagna contro i musulmani per far dimenticare le grandezze dei secoli ‘andalusí'”. La vita degli immigrati musulmani in terra spagnola a suo avviso non è facile: “mancano luoghi di culto, vivono lo shock di un ambiente troppo laicizzato e le difficoltà comuni ad ogni immigrato nell’ottenere lavoro, documenti, ecc…”.