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Dal territorio a Bruxelles” “

Le Regioni ” “europee sono attualmente circa 150: con l’allargamento l’Ue conterà oltre 100 mila collettività” ” territoriali di vario tipo” “” “

La definizione di un ruolo appropriato per le Regioni in Europa costituisce una delle principali sfide della Convenzione sul futuro dell’Europa. In occasione dell’incontro del Comitato delle Regioni (Bruxelles, 12-13 febbraio) presentiamo una scheda sul processo di regionalizzazione all’interno dei singoli Stati. (cfr. SirEuropa n.7 del 31.01.03 e n.9 del 07.02.03). Regioni, una funzione significativa. L’evoluzione istituzionale ed amministrativa dalla nascita delle Comunità Europee ad oggi ha assegnato alle Regioni ed agli Enti locali una funzione significativa, soprattutto circa l’esecuzione e l’applicazione dei programmi e delle iniziative cofinanziate dall’Ue. A tale realtà non corrisponde ancora un adeguato ruolo per la cosiddetta “fase ascendente” del decision making, ovvero la concezione delle politiche comuni e la messa a punto degli strumenti finanziari necessari per la loro attuazione. A questo si aggiunge il processo di regionalizzazione interno ai singoli Stati membri, i cui ordinamenti costituzionali consentono forme di federalismo e decentramento più o meno accentuate. I sistemi tedesco, belga ed austriaco, ad esempio, prevedono che il rappresentante regionali affianchi od addirittura sostituisca il Ministro nazionale in Consiglio quando la discussione verte su questioni di diretta attinenza regionale. In altri Paesi, come la Francia, la Grecia od i Paesi scandinavi, le Regioni sono al contrario mere entità amministrative dotate di prerogative ridotte. Esiste infine la categoria intermedia, cui appartiene l’Italia, i cui ordinamenti interni sono improntati ad un forte regionalismo senza (per ora) tuttavia la facoltà per gli Enti locali di ricorrere alla Corte di Giustizia e di rappresentare lo Stato a Bruxelles. Riavvicinare i popoli all’Europa. Secondo il presidente della Commissione Romano Prodi, nel risolvere il nodo della rappresentanza istituzionale delle Regioni, “occorre ricercare l’equilibrio ottimale fra i due poli storici del progetto di integrazione europea”: gli Stati, che sono interlocutori primari, ed i popoli, a favore dei quali va compiuto uno sforzo per riavvicinarli all’Europa. Tale necessità si concepisce tuttavia in modi diversi al punto che si fatica a trovare un’espressione unitaria. Da un lato vi sono la Convenzione, la Commissione ed il Parlamento Europeo, per i quali la partecipazione dei livelli di governo substatali al processo decisionale dell’Ue deve essere disciplinata dai singoli ordinamenti costituzionali nazionali. Dall’altro esistono le cosiddette “Regioni a potere legislativo” (RegLeg), che nei rispettivi Stati godono di attribuzioni politiche ed amministrative elevate, che ambiscono ad un riconoscimento diretto del proprio ruolo nella futura Costituzione. Vi è infine la posizione del Comitato delle Regioni, organo consultivo scarsamente influente, che mira a divenire Istituzione dell’Ue ed interlocutore privilegiato delle collettività territoriali con l’Unione, con la facoltà di ricorrere alla Corte di Giustizia nei casi di violazione del principio di sussidiarietà per “preservare le proprie prerogative”. Il Comitato delle Regioni (CdR). Il Trattato di Maastricht (1991) ha istituito il CdR, il cui mandato è rappresentare posizioni ed interessi delle autorità locali e regionali nell’ambito del processo decisionale comunitario. Composto da 222 membri titolari e 222 membri supplenti, ha lo scopo di dare voce alle Regioni ed alle collettività territoriali europee e di avvicinare maggiormente il cittadino alle Istituzioni. Dieci i settori di competenza: la coesione economica e sociale, le reti infrastrutturali europee, la salute, l’istruzione, la cultura, le politiche per l’occupazione, le politiche sociali, l’ambiente, la formazione professionale ed i trasporti. Sei le Commissioni permanenti: politica territoriale e di coesione, politica economica e sociale, sviluppo sostenibile, istruzione e cultura, affari costituzionali e governance europea, relazioni esterne.