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“In quest’ora di preoccupazione internazionale tutti sentiamo il bisogno di rivolgerci al Signore per implorare il grande dono della pace”. Ennesimo, accorato appello di Giovanni Paolo II per la pace. Ricordando, domenica 9 febbraio, come “le difficoltà che l’orizzonte mondiale presenta in questo avvio di nuovo millennio ci inducono a pensare che solo un intervento dall’Alto può far sperare in un futuro meno oscuro”, il Papa ha invitato tutti alle “numerose iniziative di preghiera” che “si svolgono in questi giorni in varie parti del mondo”, ed ha incoraggiato “a prendere in mano la Corona”, poiché “non si può recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace”. (Cfr. SirEuropa n.5 del 24.01.03 e n. 9 del 07.02.03) “Signore, fai tacere le armi”: questo l’appello lanciato in Germania contenuto nella preghiera ecumenica per la pace per il 2003, composta da p.Hermann Schälück, presidente dell’organizzazione missionaria cattolica tedesca “Missio”. Si tratta di una catena di preghiera, promossa dalle opere missionarie cristiane tedesche per la pace in Medio Oriente, tra cui anche l’opera pontificia missionaria per l’infanzia (Pmk) e l’opera missionaria evangelica (EMW). “Dona a tutti, soprattutto ai responsabili politici, la convinzione che la via per la pace non è la guerra, ma l’impegno per la pace nella giustizia, invoca la preghiera, che implora uno sforzo comune a fermare la guerra in Iraq”. “Dare un segno comune della speranza nella pace” ed un “accento spirituale” alle manifestazioni contro il conflitto iracheno: queste le finalità dell’ora di preghiera ecumenica per la pace, organizzata per domani, sabato 15 febbraio a Vienna ( Austria) nel Duomo di santo Stefano. L’iniziativa, denominata “5 minuti alle 12”, è promossa tra gli altri da Azione cattolica austriaca, “Katholische Jugend” (“Gioventù cattolica”), Pax Christi, Movimento dei focolari e da tutte le Chiese appartenenti al Consiglio ecumenico delle Chiese austriache (ÖRKÖ). Saranno presenti il metropolita greco-ortodosso Michael Staikos, il vescovo siro-ortodosso Emanuel Aydin. “Esprimiamo con la preghiera e con il canto la nostra preoccupazione per la pace” affermano gli organizzatori e “ci associamo al chiaro ‘no’ alla guerra del Papa e delle Chiese”. L’ora di preghiera prevede tra l’altro la recitazione del Padre nostro in lingua aramaica, una benedizione aronitica da parte del metropolita Staikos. Alle iniziative di preghiera si affiancano anche prese di posizione contro la guerra da parte di diverse Conferenze episcopali. Il regime iracheno non rappresenta una “minaccia urgente e immediata” tale da costituire un “caso evidente di legittima difesa”. Lo ribadiscono i vescovi di Francia che in una dichiarazione del Consiglio permanente tornano ad affermare in questi giorni di intensa attività diplomatica messa in atto anche dal Vaticano – che “il diritto di legittima difesa presuppone un attacco reale o imminente, e non la semplice possibilità di un attacco”. Esortiamo a perseguire con coraggio la ricerca di vie pacifiche per allontanare dal popolo iracheno i mali che già l’opprimono e quelli che lo minacciano”. Contro la guerra anche i vescovi della Slovacchia, con una breve dichiarazione diffusa già il 23 gennaio. Tra le diverse iniziative di pace, la piú singolare é stata la lettera aperta di padre Solciansky, parroco di Zahorska Bystrica (piccola parrocchia nei pressi di Bratislava) con cui chiede ai politici cristiani impegno per la pace. Partita localmente, ha assunto dimensioni nazionali e finora sono piú di 30.000 le firme raccolte. Anche in Polonia la Chiesa cattolica prende le distanze di fronte alla posizione del suo Governo sull’intervento in Iraq. “Gli argomenti portati dalla Casa Bianca è il parere dei vescovi non sono sufficienti a giustificare un attacco all’Iraq. Nessun conflitto si risolve con le armi”. Pieno sostegno alle Nazioni Unite affinché siano in grado di “affrontare con autorevolezza e successo le sfide di oggi e di domani” e “moltiplicazione di ogni sforzo per la pace perché la guerra non è inevitabile”. Sono gli impegni richiamati dal card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale d’ Italia. “Il sostegno che dobbiamo dare alle Nazioni Unite, pur non ignorandone gli attuali limiti; un sostegno sincero perché tale organizzazione possa essere al passo con i cambiamenti e sia in grado di affrontare con autorevolezza e successo le gravi sfide di oggi e di domani”.