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Le radici censurate” “” “

Insoddisfacente: è l’immediato e primo giudizio di diversi ambienti cristiani europei (cattolici, protestanti, ortodossi) nell’apprendere che la stesura iniziale della Costituzione europea è priva di qualsiasi riferimento alle “radici cristiane”. Nell’articolo 2 nessun accenno ai valori religiosi e spirituali anche se qualche debole spiraglio è lasciato aperto per altre parti della Costituzione. Ci si attendeva che nella bozza dei primi 16 articoli della Carta Ue, presentata da Valery Giscard d’Estaing alla seduta plenaria della Convenzione (Bruxelles, 6 febbraio), ci fosse un richiamo al cristianesimo non certo per una sorta di rivendicazione confessionale ma per amore e rispetto della verità, della storia del nostro continente. “Delusi non per quello che vi è scritto ma per quello che non vi è scritto”: del tutto condivisibile il commento del Consiglio delle conferenze episcopali europee soprattutto perché questa “censura” pone interrogativi di non poco conto sulla tutela e sulla promozione della libertà religiosa nel nostro continente. Un silenzio che, di conseguenza, deve preoccupare anche chi non è cristiano, chi si dice “laico”. Lo abbiamo più volte affermato e continueremo ad affermarlo: non si tratta di trascurare il concetto di laicità, come è oggi inteso nel dibattito culturale e politico europeo, ma di ribadire che senza la dimensione della fede e con il silenzio sulla fede cristiana, anche questo concetto rischia, soprattutto in Europa, di svuotarsi e di venir meno al suo compito di ispirare scelte culturali e politiche finalizzate al bene dell’uomo e della società, bene che è nello stesso tempo visibile e invisibile. Il dibattito – che seguiremo con la consueta attenzione – continua: un buon segno, a patto che il confronto tra cristiani, non cristiani e non credenti esca da steccati che nulla hanno a che fare con l’intelligenza. (p.b.) ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 111 N.ro relativo : 9 Data pubblicazione : 07/02/2003