Il 1° febbraio è entrato in vigore il Trattato di Nizza, adottato nel dicembre 2000 dopo cinque giorni e cinque notti di maratona negoziale e ratificato di recente anche dall’Irlanda a seguito di un secondo referendum. Obiettivo del Trattato era la riforma dell’architettura istituzionale comunitaria in modo tale da permettere all’Unione Europea di funzionare in maniera armoniosa dopo l’allargamento. La parzialità del compromesso raggiunto a Nizza sufficiente per portare a termine il processo di adesione dei candidati – ha tuttavia indotto i Governi dei 15 ad istituire la Convenzione per il futuro dell’Europa con il compito di migliorare e completare le riforme intraprese con il Trattato. Le novità del Trattato di Nizza riguardano l’adozione del voto a maggioranza qualificata in Consiglio per oltre quaranta materie e la conseguente riduzione (da molti giudicata insufficiente) dell’unanimità e del diritto di veto; la riponderazione del voto dei singoli Stati membri in base a criteri di rappresentatività demografica più obiettivi; la revisione del numero dei Commissari, secondo il principio “uno Stato, un Commissario” fino ad un massimo di ventisette; l’aumento del numero degli eurodeputati fino ad un massimo di 732 e la ridistribuzione dei seggi a livello nazionale. Inoltre, ai sensi del Trattato l’Unione si è dotata di competenze specifiche per la lotta all’esclusione sociale. Infine, Nizza pone le basi giuridiche per le cooperazioni rafforzate, ovvero la possibilità di avanzare nell’esecuzione di politiche od iniziative senza l’obbligo di partecipazione di tutti gli Stati membri.