ucraina
Il ruolo dell’Ucraina, relegata per secoli alla condizione di ” “‘periferia’ della Polonia o della Russia, al centro di un recente convegno a Roma” “
Essere “laboratorio” di comunione e operare “con ogni impegno” a servizio della causa dell’unità. E’ questa la vocazione dell’Ucraina (50 milioni di abitanti di cui poco più dell’8% greco-cattolici), terra di confine tra l’Est e l’Ovest europeo. A rilanciarla è stato nei giorni scorsi Giovanni Paolo II ricevendo in udienza i membri del Sinodo permanente della Chiesa greco-cattolica ucraina, guidati dal cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore. “Voi ha detto il Santo Padre – provenite da una terra che è la culla del cristianesimo nell’Europa orientale. L’Ucraina, porta scritta nella sua storia e nel sangue di tanti suoi figli la chiamata ad operare con ogni impegno a servizio della causa dell’unità di tutti i cristiani”. Sul ruolo dell’Ucraina, “cerniera” tra Est e Ovest, l’Istituto Sturzo ha promosso nei giorni scorsi a Roma una tavola rotonda su “L’Università polacco-ucraina fra storia e avvenire del Centro est europeo”. L’Università polacco-ucraina. Promossa nel 2000 dalle Università statale e cattolica di Lublino, dalle università di Kiev e di Leopoli e dall’Accademia Mohyljana di quest’ultima città, essa è “attualmente un ateneo polacco con sede a Lublino frequentato anche da numerosi studenti ucraini; la prospettiva è quella di divenire un’università internazionale a tutti gli effetti, una sorta di ‘Collegio d’Europa’ dell’Est” ha spiegato Jerzy Kloczowski, dell’Istituto dell’Europa del Centro Est di Lublino che con l’Unesco e il Comitato internazionale di scienze storiche ha avviato un progetto di revisione della storiografia ucraina. “L’Ucraina prosegue -, madre del cristianesimo d’Oriente, è stata per secoli ponte tra l’Europa latina e quella slava” e attraverso “questa nuova istituzione ci proponiamo di rilanciare e approfondire l’incontro tra le due anime dell’Europa, affidando ai giovani la possibilità di un dialogo aperto e senza pregiudizi”. Un dialogo che deve fondarsi anzitutto su “un’appropriazione conoscitiva della storia dell’Ucraina, dei costi pagati dalla sua popolazione per rivendicare la propria libertà e indipendenza perché in questa realtà sono le ragioni fondamentali del suo appello all’Europa” ha osservato il presidente dell’Istituto Sturzo, lo storico Gabriele De Rosa. Ed è proprio sulla “‘carestia stalinista’ scatenata artificialmente nel Paese, autentico genocidio che raggiunse il suo apice negli anni 1932-33, perpetrato dalla polizia di Stato attraverso l’arresto e la fucilazione di centinaia di migliaia di ‘kulaki’ (contadini), la deportazione di due milioni di famiglie, la morte di stenti di oltre tre milioni di persone”, e i cui “primi dati sono stati portati a conoscenza solo dagli anni ’90”, che occorre oggi fare luce. A tale fine si è costituito nei giorni scorsi presso l’Istituto Sturzo un “Comitato storico per il centro est europeo”, sinergia tra ricercatori italiani, ucraini e polacchi”. Una “polifonia” culturale. “Sono le contese del passato ad accendere ancora gli animi dividendo il popolo ucraino e polacco – interviene l’accademico delle Scienze e deputato al Parlamento ucraino Mykola Zhulynskij -, ma quanto ci unisce in campo religioso e culturale è più profondo di ogni fattore di divisione. Dobbiamo tenere presente la preghiera del Papa che, nella Messa celebrata a Leopoli durante la sua visita nel giugno 2001 si rivolse così alla Madonna: ‘Aiuta gli ucraini a non dimenticare mai il loro nome e a non smarrire la loro identità”‘. Ma quali sono i tratti dell’identità ucraina? E che cosa significa essere cittadini dell’Europa dell’Est? “Si tratta di uno stile di vita caratterizzato da una forte marcatura religiosa – sintetizza Maria Zubrytska, prorettore dell’Università Statale di Leopoli -, dalla non accettazione della separazione tra Europa dell’Est e dell’Ovest, da una ‘polifonia’ culturale che conduce ad una sensibilità quasi ‘estetica’ per le altre culture, pur nel mantenimento della propria identità”.