ecumenismo

” “Il "dovere" della riconciliazione” “” “

L’unità dei cristiani "nel cuore" di ” “Ccee-Kek: nel 2007 assemblea ecumenica nell’Est europeo” “

“Penso con riconoscenza all’operato di Giovanni Paolo II, che quotidianamente lavora per la Chiesa, il mondo, il dialogo, con tutte le sue forze interiori e nonostante tutte le difficoltà”. Con queste parole Teoctist, Patriarca della Chiesa ortodossa rumena ha accolto i membri del Comitato Congiunto del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) e della Conferenza delle Chiese europee (Kek), che hanno tenuto dal 30 gennaio al 1°febbraio la loro riunione annuale presso il Patriarcato a Bucarest, per la prima dopo tanti anni in un contesto ortodosso. Le parole del Patriarca, non sono solo state un tributo al vescovo di Roma, ma la testimonianza ecumenica di due personalità che hanno compiuto passi profetici nel dialogo e che con la loro vita richiamano al “dovere” della riconciliazione tutte le chiese d’Europa. Se, come ha detto il Metropolita Jérémie, presidente della Kek, il primo contributo che le Chiese possono portare al mondo è proprio quello di vivere il dialogo e la riconciliazione innanzitutto tra di loro, non per questo possono esimersi dalle loro responsabilità nel contesto europeo e mondiale. Per questo si è a lungo discusso sulla prospettiva di un conflitto armato contro l’Iraq e il ruolo delle Chiese in queste circostanze, sulla tragedia del Medio Oriente, e delle prossime tappe del processo dell’Unione Europea, sulla base del resoconto delle iniziative della commissione “Chiesa e società” della Kek e della Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea (Comece) – entrambe con sede a Bruxelles, presso le istituzioni dell’Unione europea. Al centro del dibattito il tema del riconoscimento delle Chiese e del cristianesimo nel “testo costituzionale” che la Convenzione europea sta ora redigendo. Il riferimento al cristianesimo nello scrivere un trattato costituzionale, ha affermato Aldo Giordano, segretario generale del Ccee, non dovrebbe essere un semplice “riferimento nominalistico”, quanto la chiave di lettura per dare contenuto e profondità a concetti come libertà, fraternità, giustizia, dignità della persona. Il Comitato ha preso in esame diversi “laboratori” di dialogo delle Chiese d’Europa. Certamente il processo della Charta oecumenica è un contributo fondamentale in questo cammino. Nel lanciare l’invito a tutte le Chiese di includere regolarmente nelle proprie celebrazioni confessionali la preghiera per le altre Chiese e comunità cristiane, secondo quanto suggerito dalla Charta al paragrafo 5, il comitato vuole sostenere le Chiese nella ricerca di impegni concreti per contestualizzare i suggerimenti della Charta, ma vuole anche affermare che primo traguardo del cammino delle Chiese è crescere nella comunione spirituale attraverso la via della preghiera, nella consapevolezza che l’unità è un dono di Dio alla storia. L’idea del sinodo nelle Chiese greco-cattoliche, ha affermato il card. Lubomir Husar, arcivescovo di Lviv, è la lettura comune della Parola di Dio come strada per capire che cosa Dio vuole dalle Chiese. Un’altra scelta significativa è stata quella di tenere una terza assemblea ecumenica europea – dopo Basilea nel 1989 e Graz nel 1997 – in un Paese Est europeo di tradizione ortodossa, nel 2007. Se a Graz la presenza dei Paesi dell’est europeo era stata una delle sorprese dell’assemblea (la delegazione più numerosa veniva dalla Romania), ora l’Europa delle Chiese, per poter pienamente respirare a due polmoni, ha deciso di muoversi verso Oriente, per affrontare da una prospettiva nuova le sfide del momento storico e culturale in cui vivono i cristiani. I lavori di preparazione dell’assemblea saranno avviati nei prossimi mesi, dopo che la Kek avrà rinnovato le sue cariche nel corso dell’assemblea che si svolgerà a Trondheim nel giugno di quest’anno. Il vescovo Amédée Grab, presidente del Ccee ha ringraziato i cattolici, presenza minoritaria ma molto vivace, per la calda accoglienza riservata ai vescovi dell’Occidente.