ue-regioni
” “Una sessione di lavoro della Convenzione è dedicata questa ” “settimana al ruolo dei poteri regionali ” “e locali nella ” “costruzione europea” “” “
La partecipazione più attiva delle Regioni e degli Enti locali europei al processo decisionale comunitario è uno dei temi che riguardano il futuro assetto istituzionale dell’Europa allargata. La ‘relazione Napolitano’. Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato la Relazione di Giorgio Napolitano sul “ruolo dei poteri regionali e locali nella costruzione europea”, che completa idealmente la Relazione dell’eurodeputato francese e membro della Convenzione Alain Lamassoure sulla delimitazione delle competenze fra l’Unione Europea e gli Stati membri, testo di riferimento per i lavori dei Convenzionali riguardo all’applicazione del principio di sussidiarietà ed alla definizione del “chi fa cosa” nella nuova architettura dell’Unione. La Relazione Napolitano si basa su due assunti principali: la necessità che l’Ue formuli “nuovi metodi partecipativi che riconoscano il ruolo chiave delle collettività regionali e locali, in particolare nel processo di preparazione delle decisioni comunitarie e nell’attuazione delle politiche dell’Unione” e la convinzione che “la richiesta delle collettività regionali e locali di rafforzare il loro ruolo nel processo decisionale debba essere interpretata e soddisfatta senza mettere in causa l’equilibrio istituzionale su cui si è finora basato il successo della Comunità e dell’Unione”. Tanto il diritto quanto la prassi consolidata si legge nella Relazione rendono consigliabile l’abbandono della “concezione gerarchica e piramidale del sistema istituzionale dell’Unione”, favorendo una “maggior partecipazione delle collettività regionali e locali al processo decisionale europeo, a partire dalla fase di preparazione delle politiche e degli atti comunitari”. Il documento non sposa tuttavia la tesi federalista secondo la quale la futura Costituzione europea dovrebbe prevedere che le Regioni – ed in particolare quelle dotate di elevati poteri giuridici ed amministrativi -, nelle materie di loro diretta competenza ed in caso di argomenti specifici, possano partecipare alle riunioni del Consiglio dei Ministri (è il caso dei Laender in Germania ed in Austria e delle Regioni del Belgio). Rafforzare la partecipazione delle Regioni. L’orientamento di Napolitano segue piuttosto le posizioni già espresse a suo tempo anche da Giuliano Amato, Vicepresidente della Convenzione, in virtù delle quali spetta agli Stati membri “nel contesto dei loro dispositivi costituzionali rafforzare i meccanismi interni di partecipazione delle Regioni e delle collettività territoriali, in particolare quelle dotate di poteri legislativi, all’insieme del processo in base al quale si forma la volontà dello Stato nel campo degli affari europei che rivestano per esse un interesse specifico”. Secondo il Relatore, infatti, né l’Europa né tantomeno gli Stati e le Regioni trarrebbero giovamento dalla difformità di rappresentanza regionale nelle sedi decisionali europee: è nell’ambito interno di ciascuno Stato che deve essere assunta la decisione di come essere presenti in Europa. A questo proposito, pur sconsigliandone l’elevazione da organo consultivo ad Istituzione dell’Ue, la Relazione sottolinea come il Comitato delle Regioni resta la sede naturale per tutelare gli interessi regionali presso le Comunità, al punto tale che il nuovo Trattato dovrebbe conferirgli la possibilità di adire la Corte di Giustizia. Infine, il documento auspica una maggiore collaborazione tra le Assemblee regionali ed il Parlamento Europeo ed invita la Convenzione ad adoperarsi affinché nel Trattato la diversità linguistica e la cooperazione transfrontaliera siano tutelate e promosse. Un servizio sulla sessione nel SirEuropa della prossima settimana.