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La voce della Caritas e delle Chiese europee dopo Davos ” “e Porto Alegre” “” “
Si sono appena conclusi i due forum di Davos e Porto Alegre che hanno visto, da un parte politici ed economisti, dall’altra le organizzazioni della società civile, discutere delle sorti del mondo da punti di vista differenti. La terza edizione del Forum sociale di Porto Alegre, con centinaia di migliaia di persone che hanno preso parte a più di 1500 incontri, è diventato il punto di riferimento di chi è impegnato nella costruzione di un mondo fondato sulla pace, la giustizia, la solidarietà e il rispetto dei diritti umani. Si è concluso con un fermo “no” alla guerra, numerose idee e proposte e l’appuntamento per il prossimo anno in India, per rendere ancora più internazionale l’evento, che non si svolgerà più nelle stesse date del vertice economico mondiale di Davos. Mentre a Davos… …è stata fatta una richiesta ai partecipanti al vertice economico mondiale di Davos di attuare “un grande sforzo di responsabilità e di dialogo, di apertura e di ferma resistenza ai soprusi”, soprattutto rispetto alla situazione nel vicino Oriente, da mons. Amédée Grab, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e vescovo di Coira (Svizzera). Mons. Grab ha ricordato che “i credenti in Gesù Cristo guardano con fraterna gratitudine coloro che si assumono pubblicamente responsabilità politiche, economiche, scientifiche e che operano per accrescere le opportunità a disposizione degli uomini e delle donne”. Per questo ha auspicato “che si accelerino questi processi affinché sempre più uomini e donne possano godere in pienezza il dono della vita e tutto ciò che questo dono racchiude e dischiude”. “La ricerca del bene comune e le scelte implicate – ha osservato mons. Grab – comportano tanti rischi, che a volte hanno dato luogo a decisioni compromettenti la dignità di milioni di vite umane, la qualità civile di aspetti della convivenza, parti importanti dell’ambiente naturale. Tali rischi non debbono scoraggiare ma responsabilizzare. La memoria di errori e di colpe non va rimossa, ma assunta e convertita in impegno più umile e più intenso”. Esprimendo “gravi preoccupazioni” per la situazione internazionale, soprattutto “dalla regione del vicino Oriente”, il presidente del Ccee ha chiesto “un grande sforzo di responsabilità e di dialogo, di apertura e di ferma resistenza ai soprusi, perché si allarghi quanto più possibile l’area in cui vigono le condizioni giuridiche e sociali utili ad una convivenza civile tra le persone e tra le nazioni. Le società libere in virtù dei valori cui si orientano sono chiamate a ricercare in primo luogo ogni possibile forma pacifica per la difesa ed il ristabilimento dei diritti e delle libertà”. Mons. Grab ha concluso invitando “gli uomini e le donne riuniti a Davos, e tutti coloro che condividono analoghe responsabilità a livello locale o globale, a continuare in modo coraggioso e con spirito critico il loro impegno”. …a Porto Alegre …l’esperienza è stata vissuta come “un luogo di incontro e di dialogo orizzontale” sui temi più vari, con una presenza delle organizzazioni cattoliche europee molto attiva. Lo racconta al Sir Denis Viénot, presidente di Caritas Europa, di ritorno da Porto Alegre, dove ha partecipato agli incontri organizzati insieme a Caritas Francia-Secours catholique, Cafod (l’equivalente inglese della Caritas), sulla pace, il dialogo internazionale, il debito estero, le questioni alimentari, i diritti sociali ed economici, ecc. “A Porto Alegre c’è stato un grande dibattito sulla necessità di passare dalle idee alle proposte dice Viénot -. Io penso che l’elaborazione di strategie alternative dipenda più dalle responsabilità dei singoli partecipanti a Porto Alegre, ognuno nel proprio Paese e nella propria organizzazione”. Il Forum sociale, osserva il presidente di Caritas Europa, “nato tre anni fa come anti-Davos, oggi non è più così, è cresciuto ed è autonomo, per cui è giusto, per il futuro, non far coincidere le due date”. La presenza delle organizzazioni sociali dei Paesi europei, a suo avviso, ha dato e dà al Forum sociale un “contributo interessante e utile in rapporto alla solidarietà Nord-Sud e all’analisi dei problemi sociali nel mondo”. In questo senso “molto importanti sono i forum regionali o tematici” (ad esempio il Social forum europeo di Firenze dello scorso anno), “perché permettono di approfondire temi più specifici”.