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Ancora non si riesce ad avere l’energia ” “elettrica per un’intera giornata” “” “
“Durante la mia visita pastorale nel febbraio 2001-2002 ho toccato con mano i progressi spirituali, umani ed economici della popolazione. Ma ho anche visto e toccato direttamente situazioni di grave e diffusa povertà di ogni tipo”: sono le prime parole della lettera aperta dell’arcivescovo di Scutari e presidente della Conferenza episcopale dell’Albania, mons. Angelo Massafra, diffusa nel dicembre scorso, sulla situazione sociale del Paese. Voglia di crescita e diffusa povertà: sono i due termini in cui si dibatte la società albanese, con i suoi quasi 3,5 milioni di abitanti perennemente divisi tra la tentazione di emigrare e il forte senso della patria e della propria dignità di popolo dalle radici storiche antichissime. Nei giorni scorsi il primo ministro albanese, il socialista Fatos Nano, è stato in visita in Italia ed ha incontrato, tra gli altri, il Capo di governo italiano che ha assicurato al “Paese delle Aquile” “il pieno appoggio” anche per sostenere le aspirazioni di Tirana ad una compiuta integrazione nell’Unione Europea. Se nel corso degli ultimi dieci-dodici anni non sono mancati gli aiuti verso l’Albania da parte pubblica, ancor più vivo e vitale appare il rapporto tra le comunità cristiane italiane e le giovani Chiese albanesi, oggi strutturate in 7 diocesi con 113 parrocchie. Nel corso della recente visita pastorale in Albania del card. Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (9-11 novembre 2002), è emersa chiaramente l’attenzione che si rivolge a questo paese di antica cristianizzazione che, nel corso della sua storia, ha subito lunghi secoli di dominazione ottomana, oltre a mezzo secolo di dittatura comunista, riuscendo comunque a conservare tracce visibili di cristianesimo. Una decina di anni fa, quando caduto il regime marxista – riprese la presenza missionaria, c’era un solo vescovo anziano e infermo, mons. Nicola Trosciani, con 33 preti e 45 suore, in gran parte anche loro anziani e malati). Le cose oggi sono molto cambiate: gli istituti religiosi maschili presenti sono una ventina, quelli femminili 70, con 110 religiosi e circa 300 suore. E’ in atto un evidente processo di “rinascita” della vita cristiana, testimoniato con ricchezza di documenti e anche di fotografie nel libro di mons. Massafra “Riconciliatevi con Dio Cinque anni di episcopato in Albania (1997-2002)”. Tra l’altro, impressionante appare la crescita di nuove comunità cristiane che riparano le vecchie chiese semidistrutte, oppure ne costruiscono di nuove. Per i cattolici albanesi l’impegno è notevole, perché essi costituiscono solo il 10 % degli abitanti (culto prevalente è infatti il musulmano al 70% e l’ortodosso al 20%). Ma la presenza cattolica è molto apprezzata, perché mostra una particolare vitalità, grazie anche alle numerose e qualificate presenze di associazioni laicali italiane, come la Comunità di Sant’Egidio, l’Azione Cattolica, gli scout dell’Agesci, il Csi e altre. Accanto ai religiosi queste associazioni hanno avviato centri di accoglienza, oratori, case di cura, ospedali, scuole, centri di formazione professionale. “Eppure da noi ancora non si riesce ad avere l’energia elettrica per un’intera giornata sottolinea mons. Massafra col risultato che tutta la vita civile ed economica è penalizzata. Senza energia elettrica stabile le aziende non riescono a produrre e molte sono in crisi. Soprattutto prosegue il vescovo non vengono quelle straniere, lasciando il paese nella povertà. Da qui la fuga dei giovani all’estero, perché non vedono un futuro!”.