Reagire alla rassegnazione” “” “

In un clima di sfiducia, i cristiani di Terra Santa ” “testimoniano la speranza della pace” “” “” “

Aiutare i popoli della Terra Santa a reagire contro la rassegnazione e alimentare la speranza con segni concreti di vicinanza e solidarietà. Perché, nonostante l’impasse politico, la pace è ancora possibile. La grande maggioranza della popolazione è schierata dalla parte di chi ha il coraggio di realizzarla. Sono questi i primi commenti dei membri che hanno partecipato dal 14 al 16 gennaio all’incontro internazionale dei vescovi europei e statunitensi in Terra Santa. Vincere la rassegnazione. “Sono convinto che anche in questo Paese può esserci e ci sarà la pace: ma la strada è lunga; e noi cristiani dobbiamo contribuire con il nostro particolare impegno alla speranza”. Parla mons. Reinhard Marx, vescovo di Treviri, all’indomani della visita a Gerusalemme come rappresentante della Conferenza episcopale tedesca al terzo incontro internazionale dei vescovi sulla situazione in Terra Santa. Intervistato dal settimanale della diocesi di Treviri “Paulinus”, mons. Marx, vicepresidente della commissione “Chiesa universale” della conferenza episcopale e presidente della commissione tedesca “Justitia et Pax”, osserva: “Ho ripensato a quanto fosse promettente la situazione nella primavera del 2000 e a quanto sono irrigiditi ora i fronti”. “Paura, sfiducia e violenza sono aumentate per entrambe le parti”, aggiunge, “ben lontane da un vero dialogo. E lo scetticismo di alcuni circa la possibilità che i colloqui di pace possano riprendere spontaneamente mi sembra oltremodo giustificato”. Secondo il vescovo anche “il rapporto tra palestinesi islamici e cristiani” sembra essere peggiorato. “Ma proprio per questo è così importante – aggiunge – che noi come cristiani, così come abbiamo fatto noi vescovi, siamo testimoni della speranza. Dobbiamo reagire contro questa terribile rassegnazione che si è impadronita proprio dei cristiani delle zone occupate e degli altri palestinesi”. Tra le iniziative specifiche promosse dalla Conferenza episcopale tedesca, vi è il sostegno alle scuole cristiane, finanziato dalle organizzazioni assistenziali ecclesiastiche e dalle diocesi; tali strutture sono per mons. Marx “importante luogo dell’identità cristiana in Terra Santa”. Questo l’impegno dei pastori: “Come vescovi vogliano ricordare sempre la situazione in Terra Santa, invitare alla preghiera per la pace e usare i nostri contatti politici per agire in modo chiarificatore”. Anche la preghiera è importante: durante l’anno appena concluso, la conferenza episcopale ha rivolto svariati appelli alla pace nell’area, ribadendo il diritto all’esistenza sia di Israele che di uno Stato palestinese ed invitando sempre i fedeli a pregare per la pace in Terra Santa. Pace, ancora possibile. In questa situazione apparentemente senza sbocchi, quale aiuto può portare la Chiesa? A questo interrogativo hanno cercato di rispondere i vescovi all’incontro di Gerusalemme. “Ci sono molti modi – riassume John Coughlan, portavoce della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) – attraverso i quali si può portare concretamente affetto e solidarietà. I pellegrinaggi, ad esempio, non solo aiutano la conversione spirituale dei pellegrini ma sostengono la speranza della Chiesa in Terra Santa. Inoltre i pellegrinaggi portano un importante aiuto materiale alla popolazione che ha visto molte delle proprie fonti di reddito spazzate via dalla violenza. A Gerusalemme, la Chiesa del Santo Sepolcro è quasi deserta, molti dei negozi della Città Vecchia sono stati chiusi, a Betlemme la situazione è ancora peggiore. Tuttavia la cosa più utile per le popolazione della Terra Santa sarebbe di porre fine alle violenze. Questa aspirazione può sembrare idealistica ma, di fatto, c’è un consistente grado di consenso su ciò che occorre per ottenere la pace. Gli israeliani chiedono sicurezza, i palestinesi vogliono la fine dell’occupazione della striscia di Gaza e della Cisgiordania. Israele dovrebbe ritirarsi da questi territori e consentire ai palestinesi di formare uno Stato autosufficiente. Tuttavia, la grande maggioranza della popolazione da entrambe le parti sostiene tale soluzione ma i leader politici non hanno il coraggio di realizzarla. La Chiesa offre la speranza di rendere la pace possibile”.