Vescovi olandesi, "si rafforzi l’Onu"” “

“Il contributo della comunità ecclesiale alla promozione della capacità del diritto e della pace nel nostro mondo è l’oggetto di questa lettera. Nella dichiarazione riteniamo di metterci al primo posto nella nostra Chiesa, nelle parrocchie, nelle associazioni diocesane nazionali e mondiali. Ma nella lotta che mira alla capacità del diritto e della pace lavoriamo insieme ad altre Chiese cristiane e con tutti gli uomini di buona volontà, proprio come Giovanni XXIII, che quaranta anni fa si era loro rivolto con la sua enciclica ‘Pacem in Terris'”. Con questo inciso prende l’avvio la lettera pastorale dei vescovi olandesi, “Una Chiesa di fronte alla possibilità del diritto e alla pace” – resa nota nei giorni scorsi – che ribadisce il valore del compito delle Nazioni Unite e chiede allo stesso tempo un rafforzamento della loro funzione istituzionale. In quanto sprone all’autorità sopranazionale” le Nazioni Unite devono essere dotate dell’autorità e forza necessarie e dei mezzi giuridici e fisici di coercizione”, scrivono i vescovi, che lamentano anche il fatto che siano “superate e marginalizzate nel ruolo di autorità sovranazionale per la prevenzione e il peggioramento dei conflitti”. A tale proposito il caso della guerra in Iraq è portato come “esempio di sviluppo nella direzione sbagliata”, per questo “va rafforzato il diritto internazionale, le Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza”, inteso come “legittimo rappresentante del diritto a livello mondiale, con potere decisionale sull’intervento militare”. Viene quindi rivolta la richiesta al Governo olandese a favore di “una scelta inequivocabile”, quindi a favore di un’Onu forte, capace “di opporsi a una politica di sicurezza aggressiva e a senso unico”. Anche nella lotta al terrorismo e negli aiuti umanitari l’Onu dovrebbe vedere rafforzato il suo ruolo. La politica del governo americano di condurre una guerra preventiva per porre fine al terrorismo, sostengono i vescovi, “lascia insoluta la questione del pericolo dell’arbitrio che vi è connesso”, anche se “nel caso di seri abusi ai diritti dell’uomo o di sospetto genocidio, è nostro dovere difendere il fondamentale diritto alla vita e la minaccia che viene alla comunità internazionale da un regime criminale”.