“Come viviamo la preparazione al Natale nelle nostre case, nei luoghi di lavoro e di svago? Dalle nostre risposte sapremo se l’insegnamento di Cristo riesce a prevalere sulla cacofonia commerciale”: l’interrogativo, che sottende “l’urgenza di reintrodurre nella società il messaggio cristiano e l’autentico significato del Natale”, è per l’arcivescovo di Sant’Andrea e di Edinburgo, card. Keith O’ Brien, una delle “sfide che l’Avvento pone al Regno Unito”. Ma non l’unica: “Spero auspica mons. O’ Brien che cambi anche l’atteggiamento delle persone verso il matrimonio e la famiglia: troppe coppie nel nostro Paese vivono insieme al di fuori del sacramento del matrimonio; i figli non sono più considerati un dono di Dio, ma quasi un peso; da ogni parte vengono sferrati attacchi alla vita familiare”, eppure “il messaggio di Cristo è immutato; si tratta solo di volerlo ascoltare”. “Gary Cassidy, 28 anni, morì il giorno di Natale del 2002. Mentre tutti stavano celebrando la vita nuova e la nascita di Gesù Cristo, Gary venne chiamato alla sua nuova vita” A ricordarlo, il vescovo emerito di Derry, mons. Edward Daly, che riconosce di non essersi “mai accorto prima” di come “il tempo d’Avvento con le sue liturgie in preparazione al Natale, costituisca, paradossalmente anche una straordinaria preparazione alla morte. Una morte che apre al mistero della salvezza”. Breda O’ Brien, giornalista di “Irish Times” si chiede: “Stiamo rinunciando al Natale? Sarebbe allettante scriverlo, ma qualcosa ci impedisce caparbiamente di farlo. Molto della ‘follia’ del Natale deriva da un confuso tentativo di esprimere amore; anche in mezzo ai frenetici preparativi vi sono momenti nei quali” percepiamo “l’invito gentile di Colui che non obbliga, ma propone. Il Cristo bambino parla al cuore bambino che è in ognuno di noi”.