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Il rapporto della "Commissione Stasi" sulla laicità dello Stato” “” “
È stato presentato giovedì 11 dicembre in Francia il rapporto della Commissione Bernard Stasi che aveva il compito di ascoltare e prendere in esame i pareri dei cittadini francesi sulla laicità dello Stato, alla luce del dibattito che si è aperto in Francia a causa di una presenza sempre più numerosa nel Paese di comunità di fedi e culture diverse. Il dibattito sta toccando molti aspetti del vivere sociale: uso del velo islamico nelle scuole, possibilità da parte dei lavoratori di onorare le feste religiose, presenza di simboli religiosi nei luoghi pubblici, insegnamento religioso nelle scuole. Sulla questione è intervenuto anche il presidente J. Chirac che il 17 dicembre ha dato il suo assenso ad una legge sui simboli religiosi e all’emanazione di un codice di laicità. Il parere dei vescovi. La proposta dell’Eliseo trova un’apertura di credito da parte della Conferenza episcopale francese (Cef) per bocca del suo presidente, mons. Jean-Pierre Ricard: “il codice di laicità potrà contribuire a ricordare utilmente i principi e le regole che ci governano in questo ambito, ma dovrà, anche, sottolineare che la laicità è, in primo luogo, un’arte del vivere insieme arricchita dall’esperienza e dalla pratica”. “Lo Stato è laico prosegue e questa neutralità è uno dei fondamenti della democrazia moderna e si accompagna ad una vigilanza per assicurare la libertà di coscienza ed il libero esercizio dei culti”. Secondo il Presidente della Cef, “è compito, infatti, dello Stato “assicurare lo stesso rispetto e considerazione a tutte le grandi famiglie religiose” tenendo conto della “loro diversità storica, della diversa concezione che hanno di Dio, dell’uomo e della donna”. Circa la questione dei simboli religiosi, (croci, stella di David, mani di Fatima…) più o meno appariscenti o ostentati, da regolare con una legge, mons. Ricard ritiene che “una legge non esonera da un discernimento tra ‘ostensibile’ e ‘discreto'”. Al contrario, conclude, “l’educazione, la pedagogia e l’affermazione di un progetto di società comune ci sembrano di primaria importanza”. Una laicità intransigente e rispettosa. Una legge sulla laicità si conclude con questo consiglio il rapporto Stasi dovrebbe comportare un doppio impegno: precisare le regole del funzionamento dei servizi pubblici ed “assicurare la diversità spirituale del nostro Paese”. “Sì – scrive Bernard Stasi nell’introduzione del rapporto – gruppi di estremisti sono all’opera nel nostro Paese”, e si muovono anche per “spingere i giovani a rifiutare la Francia e i suoi valori. La congiuntura internazionale e, in particolare il conflitto in Medio Oriente, contribuisce ad aggravare la tensione e a provocare scontri in alcune delle nostre città”. In questo contesto, molti cittadini francesi chiedono maggiore “autorità” da parte dello Stato, in particolare nelle scuole. I risultati della Commissione riflettono “la diversità delle convinzioni politiche, religiose e filosofiche del Paese”. Ma riafferma anche in modo unanime la visione di una laicità che sia “al tempo stesso intransigente nell’applicazione dei principi della Repubblica e rispettosa delle fedi religiose e filosofiche”. Sull’argomento, il Consiglio delle Chiese cristiane aveva scritto un messaggio comune al presidente della Repubblica chiedendo che lo Stato si facesse garante della libertà di religione e promotore di una reale integrazione, a partire dalle periferie delle città. Una formazione adeguata degli insegnanti. Anche la Federazione protestante di Francia ha salutato positivamente il lavoro della Commissione che “ha permesso – si legge in una nota – di chiarire i principi della laicità nella Francia del 21° secolo. Il rapporto conferma che la laicità dà spazio a tutte le religioni conferendo loro gli stessi diritti e doveri”. La Federazione apprezza il modo con cui la Commissione ha affrontato la questione della laicità, ribadendo il principio del “vivere insieme” nella società e, in particolare nella scuola, partendo dalla “lotta rafforzata contro il razzismo e l’antisemitismo”, dall’accoglienza della “diversità alimentare” e dal “riconoscimento simbolicamente forte dei nuovi giorni di ferie per gli studenti” di altre fedi. La Federazione protestante sostiene anche la proposta di introdurre l’Islam nell’insegnamento religioso in Alsazia e Moselle, “nella misura in cui sia garantita la libertà di scegliere o meno tale insegnamento”. A questo riguardo però la Federazione auspica “una formazione adeguata degli insegnanti”.