Contro le barriere” “

A Roma la chiusura dell’Anno europeo ” “delle persone con disabilità (2)” “” “

Sono 38 milioni le persone in situazione di disabilità nell’Unione europea e quando i confini saranno ampliati sino a comprendere 25 Stati, diventeranno circa 50 milioni. Un numero impressionante di cittadini che attendono ancora oggi piena tutela sul piano dei diritti e attenzioni specifiche per combattere ogni forma di discriminazione (cfr. pagina precedente). Europa e handicap, un po’ di storia. Nel “vecchio continente” una persona su dieci è disabile. Questi cittadini “richiedono – afferma un documento della presidenza del Consiglio Ue – un’attenzione trasversale in tutte le politiche sociali, dall’istruzione al lavoro, dall’accessibilità alla mobilità, dalla salute al tempo libero”. Per tali ragioni l’Unione ha sempre prestato un’attenzione particolare ai soggetti svantaggiati e ha posto di recente la disabilità come questione di interesse comunitario. In questa direzione vanno intese la risoluzione del Consiglio dei ministri del 1996 sull’uguaglianza di opportunità per i disabili, l’approvazione dell’articolo 13 del Trattato di Amsterdam fondato sull’inclusione, con politiche legate all’approccio di mainstreaming, ovvero l’introduzione nelle politiche ordinarie di azioni indirizzate alle persone disabili. Si giunge alla direttiva 78 del 2000 della Commissione sulla non-discriminazione nel lavoro e a diversi pronunciamenti del Parlamento sull'”Europa senza barriere”, sull’uso favorevole delle nuove tecnologie, sulla ricerca e l’abbattimento delle barriere stesse. Annunciato un Libro Verde che indica possibili strategie contro la discriminazione. Progetti e azioni nei “venticinque”. Il 2003, Anno europeo dedicato alle persone con disabilità, intendeva “essere un momento di amplificazione di queste politiche”. Alla conferenza di chiusura sono stati presentati progetti e obiettivi raggiunti in numerosi Stati aderenti e candidati all’Ue. In Irlanda è stato creato un centro di assistenza legale a favore delle persone con handicap, dove è previsto un percorso formativo di autotutela per gli stessi disabili. La cittadina di Ajdovscina ( Slovenia), che conta seimila abitanti, si è invece sottoposta ad un intenso programma di eliminazione delle barriere architettoniche. Tutti i residenti, e in particolare i ragazzi, sono stati coinvolti per realizzare una “città a misura di handicap”. L’ Italia ha perseguito particolari esperienze di integrazione scolastica delle persone disabili. Numerosi i progetti avviati con utilizzo innovativo delle tecnologie informatiche. È stata approvata a novembre una direttiva del ministero del lavoro e del welfare che mette a disposizione fondi per realizzare o potenziare piani a valenza socio-assistenziale, e in particolare strutture di accoglienza per persone con handicap grave, prive di assistenza familiare. Dal Mediterraneo al Baltico. In Lussemburgo si è seguita invece la strada della tutela specifica per le donne con disabilità. Dal canto suo la Spagna sta per adottare due nuove leggi: una sulle pari opportunità e l’altra sui diritti economici e di eredità per salvaguardare le persone disabili. Sulla spinta dei giochi olimpici previsti per il 2004 ad Atene, la Grecia ha rilanciato le politiche di inclusione sociale, cominciando con la rimozione delle barriere fisiche e burocratiche. Le autorità del Portogallo si stanno muovendo nella direzione di sostenere le organizzazioni non governative e il volontariato che rappresentano le persone con disabilità o affette da malattie croniche e ne tutelano i diritti. Normative e “buone prassi” per l’inserimento sociale e professionale degli handicappati sono in cantiere fra l’altro in Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Germania, Austria e Belgio.