“Per la prevenzione degli abusi sessuali sui bambini” la Chiesa lavorerà “in collaborazione con altre agenzie impegnate nella tutela dei minori”. Inoltre definirà “con chiarezza un protocollo di gestione delle denunce a carico dei preti” – anche attraverso l’istituzione di un ufficio nazionale per la protezione dei bambini (Cpo) – e si impegnerà a “migliorare la qualità della formazione personale e del sostegno spirituale ai sacerdoti”. Sono alcune delle raccomandazioni contenute nel rapporto “Tempo di ascoltare, affrontando gli abusi sessuali sui bambini da parte del clero cattolico in Irlanda”, presentato nei giorni scorsi a Dublino. L’indagine, commissionata nel 2001 dalla Conferenza episcopale irlandese (Ibc) è stata condotta dal Centro di ricerca sui servizi per la salute del Dipartimento di psicologia del Reale collegio dei medici d’Irlanda (Rcsi). “Esprimo ancora una volta, a nome di tutti i vescovi, il dolore più profondo” per “l’orrore degli abusi sessuali sui bambini” perpetrati “da alcuni nostri preti” ha detto Seán Brady, arcivescovo di Armagh e presidente Ibc, intervenendo alla presentazione del rapporto di cui, ha aggiunto, “i vescovi cattolici sono chiamati a studiare risultati e conclusioni, e a seguire le raccomandazioni, alcune delle quali vengono già messe in pratica”. Dal campione di oltre mille persone è stato contattato telefonicamente dai ricercatori è mersa una certa diminuzione della fiducia nei confronti dell’istituzione ecclesiastica, anche se il 39% degli intervistati la giudica “migliore che in passato”. Valutato positivamente l’impegno della Chiesa per affrontare il problema, Hannah McGee, direttrice del Dipartimento di psicologia e curatrice della ricerca ha commentato: “Il cammino volto a riguadagnare la fiducia perduta deve essere trasparente. Si tratterà di un lento processo nel quale occorrerà meritarsi di nuovo la stima delle persone”.