TURCHIA

Un patrono "comune"” “” “

S.Andrea: festa ecumenica senza dimenticare l’attentato terroristico” “

Il 29 novembre scorso, una delegazione inviata da Giovanni Paolo II è giunta a Istanbul per associarsi alla festa di Sant’Andrea, fratello di San Pietro e “primo chiamato”, patrono del Patriarcato ecumenico. La delegazione della Santa Sede richiama quella inviata dal Patriarcato ecumenico a Roma, per la festa dei Santi apostoli Pietro e Paolo, il 29 giugno di ogni anno. Verso una “piena comunione”. “Queste feste ci permettono di vivere al meglio la gioia di sentirsi fratelli e di condividere una comunione di intenti e un’unica stessa speranza; sono un segno del nostro desiderio di unità e di piena comunione da incoraggiare e ricercare perché appaia chiaro anche a tutti coloro che pregano e lavorano per l’unione dell’Oriente e dell’Occidente cristiano”. E’ quanto scrive Giovanni Paolo II al Patriarca ecumenico e arcivescovo di Costantinopoli, Bartolomeo I, nel messaggio in occasione della festa di Sant’Andrea apostolo, patrono del Patriarcato ecumenico, che si è svolta domenica 30 novembre nella chiesa di San Giorgio al Fanar (faro), quartiere di Istanbul. “Sin dall’inizio – si legge nel messaggio – abbiamo compreso l’importanza della partecipazione reciproca a queste feste. E l’espressione più riuscita del nostro mutuo desiderio di ricreare tra noi un clima di amore e di partecipazione alla preghiera gli uni degli altri, così da alimentare e approfondire il nostro desiderio di comunione profonda”. Riferendosi alle recenti celebrazioni del XXV del suo pontificato, il Papa ha voluto poi ricordare “i numerosi avvenimenti che hanno caratterizzato l’impegno affinché l’unica Chiesa di Cristo possa respirare più pienamente con i suoi due polmoni e affinché le due Chiese di Occidente e Oriente, che per un millennio hanno saputo crescere insieme, procedano insieme, sempre più, verso la piena comunione”. A suggellare questo cammino il Papa ha poi ricordato l’atto siglato tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora in cui si rimuovevano le reciproche scomuniche del 1054, di cui a breve ricorrerà il 40° anniversario, la visita di Bartolomeo a Roma, nel 1995, quando la basilica di San Pietro fu eretta a simbolo della fede con una cerimonia nella lingua liturgica orientale, e più recentemente, la preghiera comune di Assisi “per implorare il dono della pace su un mondo minacciato dall’odio”. “Viviamo sotto il segno della croce – ha concluso il Papa – e nella speranza della Pasqua”. “Il dialogo non deve fermarsi”. “La festa di Sant’Andrea – ha dichiarato mons. Georges Marovitch, segretario della Nunziatura apostolica in Turchia e presidente della Commissione per l’ecumenismo della Conferenza episcopale turca – è stata l’occasione per rinsaldare il dialogo e l’amicizia con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Il cammino ecumenico non può tornare indietro anche se si incontrano delle difficoltà. Specialmente adesso, dopo questi attentati che minano i rapporti con le altre religioni”. “Con la nostra presenza – ha spiegato mons. Johan Bonny, officiale della sezione Orientale del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e componente della delegazione vaticana – vogliamo incrementare i rapporti con le diverse chiese locali e anche ortodosse di Istanbul e dimostrare loro la nostra amicizia e solidarietà”. Il programma ha visto il 29 novembre una celebrazione eucaristica per la comunità cattolica di Istanbul mentre il giorno seguente una liturgia presieduta da Bartolomeo I e la ‘conversazione’ tra la delegazione vaticana e la Commissione sinodale per le relazioni con la Chiesa cattolica del Patriarcato ecumenico. Non sono mancate anche le visite a vescovi non cattolici come il Patriarca armeno apostolico, Mesrob II, e al vescovo della Chiesa sira-ortodossa, Mor Filiksinos. La delegazione è stata guidata dal presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, card. Walter Kasper.