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Non si può senza di loro” “

Il Campus degli studenti d’Europa” “” “

Si è svolto ad Orvieto dall’11 al 16 novembre il primo “Campus degli studenti d’Europa”, organizzato dal Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca in collaborazione con la Commissione europea. Centotrenta studenti, di 16 e 17 anni, provenienti da 16 Stati membri dell’Ue a 25, hanno discusso di Europa, politiche giovanili e scuola, facendo “esercizio di cittadinanza attiva”. Significativa la presenza di molti studenti dell’Est europeo. “Non è la prima volta che vado all’estero – dice Katarina, liceale polacca – ma è la prima volta che ho la possibilità di incontrare miei coetanei europei e di parlare con loro del nostro presente e del nostro futuro. Senza dimenticare il passato, diverso sì, ma anche comune per cultura e religione”. Il tema della cittadinanza europea è emerso come la chiave dell’integrazione dell’Europa post-allargamento. Parla Evita, 17 anni (Lituania): “è scritto anche nella Dichiarazione finale del Campus: se non saremo uniti nelle diversità, se non ci rispetteremo, se non impareremo dalle culture altrui, difficilmente le singole identità nazionali potranno formare l’identità europea: è ovviamente un compito più grande di noi giovani, ma è un compito che senza noi giovani non si può svolgere”. Miklos, ungherese di 16 anni, afferma che “l’incontro tra i giovani e lo scambio di esperienze è la cosa più bella: non ci conoscevamo, ma adesso oltre a conoscerci abbiamo capito che possiamo e dobbiamo essere tutti attori di una nuova Europa che ascolta le nostre proposte”. Europa e informazione è il tema su cui ha puntato l’attenzione Martin, proveniente da un piccolo paese polacco: “sono stato sorpreso quando mi hanno detto che esiste il Libro bianco per la gioventù della Commissione europea: ancor di più, quando ho letto che molte delle idee del Libro bianco le abbiamo già in testa noi giovani. Ma perché non arriva l’informazione?”. Il Libro bianco Il “Libro bianco” è un documento contenente proposte per l’azione della Comunità europea in una determinata area di intervento. Una volta approvato dal Consiglio dei ministri, il documento può diventare “un’azione di programma” per l’Unione. Non è un testo di legge. È piuttosto una sorta di “dichiarazione d’intenti” nella quale la Commissione impegna se stessa a promuovere politiche e azioni finalizzate a realizzare gli intenti delineati nel Libro. Dal 1985, sono stati approvati 17 Libri bianchi su vari temi e campi d’azione: politica sull’energia, ferrovie, sicurezza alimentare… Il “Libro bianco” sulla gioventù europea è stato approvato dalla Commissione europea nel 2001. La sua principale “ambizione” – si legge nella introduzione – è dotare l’Unione europea di “un nuovo quadro di cooperazione” nel campo della gioventù che sia “all’altezza delle aspettative dei giovani e realista”. Rientra pertanto in quel progetto di governance che consiste “nell’aprire il processo decisionale dell’Unione europea alla partecipazione dei cittadini, e quindi dei giovani cittadini, alle decisione che li riguardano”. Il documento parte dalla constatazione che i giovani hanno perso fiducia nei sistemi decisionali esistenti ma mostrano anche il desiderio di avere “qualcosa da dire perché sono i primi ad essere interessati ai mutamenti economici, agli squilibri demografici, alla globalizzazione e alla diversità di culture”. “I giovani – si legge nel Libro bianco – vogliono essere intesi e considerati come interlocutori a pieno titolo, vogliono costruire l’Europa, vogliono influenzare il dibattito sul suo divenire”. Ascoltare i giovani, offrire loro una cassa di risonanza alle iniziative locali, incoraggiare gli Stati membri ad avviare azioni concrete. Questa è la strategia proposta dal “Libro bianco” per “creare le condizioni di una piena partecipazione dei giovani alla vita europea”.