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Soprattutto la dignità umana” “

I rappresentanti delle Chiese cristiane sulla riforma della Costituzione ” “” “

Il 30 giugno scorso sono iniziati a Vienna i lavori per la riforma della costituzione. In diciotto mesi sarà elaborata la bozza di una nuova costituzione federale. Durante l’ultima audizione, svoltasi in Parlamento il 21 novembre, i rappresentanti delle Chiese cristiane hanno letto una dichiarazione comune: tutela delle minoranze, irrinunciabilità dei diritti sociali ma soprattutto un riferimento alla tutela della dignità umana. Questi i principi fondamentali da inserire nella nuova costituzione. Di un eventuale riferimento a Dio – non solo nella carta fondamentale austriaca ma anche nella costituzione europea – si è parlato anche in un simposio dal titolo “Il Dio degli europei – Dio e l’anima dell’Europa nella costituzione e altrove”, svoltosi a Vienna il 20 novembre, cui ha partecipato il card. Christoph Schönborn , arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca. “Tutela della dignità umana”: Desiderio delle Chiese cristiane. Nel corso dell’audizione il card. Christoph Schönborn, ha sottolineato la gioia per essere riusciti “a raggiungere un voto unitario di tutte le Chiese coinvolte sulla questione della riforma costituzionale” ed ha ringraziato per questo Christine Gleixner, presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese austriache (Örkö). Il card. Schönborn ha definito una “richiesta prioritaria” delle Chiese la “tutela della dignità umana oggi minacciata in vario modo”. L’attuale costituzione austriaca è infatti priva di una norma che tuteli espressamente la dignità umana. Un “dialogo aperto, trasparente e regolare tra Stato e Chiese e comunità religiose” è stato auspicato dal vescovo evangelico luterano Herwig Sturm per il quale “non è necessario inserire un preambolo ad hoc per tenere conto delle richieste delle Chiese”. L’importanza di “riconsiderare il compito dello Stato quale ‘garante della pace'” è stata sottolineata dal metropolita greco-ortodosso di Vienna, Michael Staikos. “La varietà culturale, religiosa, linguistica, etnica e politica – ha detto- deve essere riconosciuta, protetta e promossa” e le Chiese vedono nella tutela delle minoranze un “elemento irrinunciabile del diritto costituzionale austriaco”. Il responsabile della Chiesa riformata Peter Karner ha evidenziato la necessità di ancorare i diritti fondamentali in campo sociale alla Costituzione come si chiede nel “Sozialwort”, documento del Consiglio ecumenico delle Chiese austriache sulla situazione sociale nel Paese. Il responsabile della Chiesa metodista Lothar Pöll ha chiesto un riconoscimento del diritto alla formazione e una tutela costituzionale della lezione di religione nelle scuole pubbliche. Il vescovo siro-ortodosso Emmanuel Aydin ha dato voce alla richiesta delle Chiese di una revisione della formula costituzionale sulla libertà individuale di religione, nonché del diritto di obiezione di coscienza. Il vescovo copto-ortodosso Gabriel ha chiesto che le Chiese e le comunità religiose riconosciute acquisiscano lo status di “enti di diritto pubblico”. Riferimento a Dio. “Il ‘riferimento a Dio’ determinante deve essere la dignità dell’uomo”, ha affermato il card. Schönborn durante il Simposio organizzato dal partito popolare austriaco (Övp) insieme con il Cartellverband di Vienna, associazione degli studenti cattolici austriaci. “Dio deve essere presente nella Costituzione”, ma “ciò non vuol dire necessariamente che il suo nome debba essere inserito”, ha precisato Schönborn, che ha auspicato un riferimento a Dio “solo sotto l’aspetto della responsabilità”. Il metropolita Staikos si è pronunciato per un riferimento “esplicito” alle radici cristiane sia nella costituzione austriaca che nella futura Carta europea, pur sottolineando che “quel che conta è la testimonianza” delle Chiese, “particolarmente per quanto riguarda la tolleranza e l’accordo nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso”. Il presidente della comunità islamica Anas Shakfeh ha dichiarato che i musulmani in Austria “non desiderano un evoluzione verso una ‘laicità’ come in Francia”, e si è espresso a favore di un riferimento a Dio nel preambolo della Costituzione “sempre che non si discrimini nessuno”. Il rappresentante della comunità ebraica Willy Weisz si è detto contrario ad un riferimento a Dio e ha auspicato la “libertà di religione”.