“Irak, Israele, Palestina, dalla disperazione alla follia?” È il titolo di un articolo firmato da Robert Malley, già consigliere speciale di Clinton e attuale direttore del programma Medio-Oriente dell’International Crisis Group, che appare sul quotidiano francese Le Monde del 19/11. “Un trio di principi comuni si applica alle due crisi: ritorno o accesso alla sovranità, forte presenza internazionale militare e politica, consultazione popolare”, osserva Malley, che suggerisce agli Stati Uniti di “mettere insieme pazientemente una coalizione composta da repubblicani e democratici intorno ad alcune idee centrali: l’occupazione unilaterale e prolungata dell’Iraq mette in pericolo la stabilità di questo Paese e la sicurezza degli Stati Uniti; la durata perenne del conflitto arabo-israeliano annienta la credibilità americana, mette in pericolo la viabilità di una ripartizione territoriale, fa correre dei terribili rischi ai palestinesi, ma anche alla sopravvivenza stessa di uno Stato ebraico, e solo un intervento internazionale può essere la soluzione naturale per evitare la catastrofe”. “L’America e tutti i suoi alleati sembrano essersi impantanati in una guerra che non sta andando bene” osserva Jonathan Power, commentatore del quotidiano internazionale edito a Ney York Herald Tribune, nel numero del 19/11. Power fa una panoramica sugli equilibri politici ed economici mondiali dopo la guerra fredda concludendo che, “se siamo onesti tutto ciò offre la possibilità a Bush di utilizzare uno dei temi principali che è quello della politica estera statunitense”. Un analisi della situazione statunitense in vista della campagna elettorale per le elezioni del 2004 viene fatta anche sul quotidiano spagnolo El Mundo del 17/11. “Le relazioni tra Stati Uniti ed Europa non sono buone – scrive Moisés Naim, direttore della rivista Foreign Policy di Washington -, la combinazione di un euro forte e la campagna elettorale statunitense non aiuterà a migliorarle. Ma nonostante siano sovraccariche di tensioni, risentimenti reciproci e malintesi, le relazioni tra Stati Uniti ed Europa dovranno cercare uno spazio tra i tre temi centrali che domineranno la campagna elettorale del 2004: impiego, menzogne e morti”. Secondo Naim “nonostante l’economia statunitense stia crescendo rapidamente, tuttavia non sta producendo posti di lavoro ad un ritmo tale da far sparire la disoccupazione. Il fatto che il governo di Bush possa aver deliberatamente esagerato la minaccia delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, sarà un altro tema inevitabile, accompagnato dalla denuncia dell’aumento delle vittime tra i militari statunitensi in Iraq”. Se Bush verrà rieletto, conclude Naim, “dovrà adottare politiche molto diverse da quelle del suo primo mandato”. Il conflitto iracheno e i funerali di Stato dei caduti a Nassiriya vengono commentati variamente dalla stampa tedesca. “La terza via per Baghdad”, per la Süddeutsche Zeitung (19/11) “ passa per le Nazioni Unite“. L’Onu “dovrà concentrarsi sulla legittimazione, la consulenza e il controllo del processo di passaggio dell’autorità. Il carico principale delle operazioni rimane invece agli americani: è giusto così. Alla fin fine sono loro che si sono presi l’impegno”. L’Onu rappresenta per Dietmar Ostermann della Frankfurter Rundschau (19/11) “l ‘ultima rischiosa possibilità” di soluzione del problema iracheno: “ Ora, il segnale che a Washington si è compreso quanto sia importante per gli iracheni la legittimazione politica di qualsiasi nuovo governo a Baghdad, viene direttamente dal ministro degli esteri Usa. Non ci si deve illudere. In Iraq non possono fare miracoli nemmeno le Nazioni Unite, già finite nel mirino degli attentatori ad agosto”. “Da mercoledì scorso, gli angeli della pace sono costretti a sentire e a comportarsi come soldati al fronte”, scrive Roman Arens commentando le vicende italiane. “Lo shock per i rischi di una presunta ‘missione umanitaria’ nel mezzo di una guerra non ha mutato il parere degli italiani“, che continuano “ a rifiutare la guerra in Iraq in una maggioranza di circa il 60% “. “ Gli uccisi di Nassiriya sono evidentemente stati vittima di un equivoco fatale: mentre i carabinieri si facevano riprendere volentieri dalle troupes televisive al fianco dei bambini, e si illudevano di essere come bonari tutori dell’ordine in un parco giochi siciliano, i loro nemici, che essi non hanno voluto riconoscere, si sono comportati in base alle leggi sanguinarie della guerra”. “Il Paese è sotto shock”, osserva il settimanale Der Spiegel (17/11). “E le autorità sono confuse”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1250 N.ro relativo : 80 Data pubblicazione : 21/11/2003