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Percorso ad ostacoli” “

Lo "Stato dell’Unione" secondo il presidente Prodi” “” “

Completare l’allargamento perseguire la stabilità politica con una adeguata riforma istituzionale, favorire una crescita economica sostenibile: è questo il messaggio programmatico che ha lanciato, il 18 novembre, da Strasburgo, Romano Prodi, aggiungendo però immediatamente la necessità che si affrontino i numerosi ostacoli che si frappongono verso l’integrazione. Il presidente della Commissione non ha ignorato nemmeno le critiche piovutegli addosso da una parte del Parlamento. Il Parlamento si divide, Babele a Strasburgo. Martedì 18 novembre sono risuonate nell’emiciclo le parole del capogruppo popolare Hans Gert Pöttering che ha accusato Prodi – con la pubblicazione del suo “Manifesto per l’Europa” – di fare politica nazionale. Da tutti gli schieramenti è giunto l’invito al presidente di chiarire la sua posizione: se si candiderà in Italia alle elezioni europee di giugno, Prodi dovrà lasciare la Commissione con qualche mese di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato (ottobre 2004). Un’economia competitiva, ma dal volto umano. Ma al di là delle polemiche (che non sono mancate nemmeno sulla vicenda Eurostat), Prodi ha tracciato lo “Stato dell’Unione”, con il programma di lavoro della Commissione per il 2004, l’ultimo del suo mandato. “Tra pochi anni l’Ue potrebbe contare 28 stati membri con circa mezzo miliardo di cittadini e avrà un nuovo quadro costituzionale”. In questo contesto e “nel preparare il futuro – ha spiegato il numero uno di Bruxelles – la politica deve avere il primato, perché prima di mettere mano ai conti dobbiamo decidere come vogliamo che sia il quadro globale delle politiche dell’Unione”. A questo punto Prodi ha affermato: “Dobbiamo tenere lo sguardo fisso sui nostri obiettivi, cioè la pace, uno sviluppo sostenibile, la solidarietà e la libertà”. In concreto, ha poi chiarito il presidente della Commissione, “significa lavorare in diverse direzioni: in primo luogo una road map per l’agenda di Lisbona e di Göteborg, per una Unione competitiva, coesa e umanamente ricca. È questa la colonna vertebrale dell’integrazione economica negli anni a venire”. Politica estera: “un anello di Paesi amici”. L’Ue ha quindi bisogno di sviluppare la “solidarietà tra Paesi e regioni, per aiutare chi è in ritardo a non restare ai margini del processo di crescita e per concertare le risorse su quanto serve a tutti per crescere insieme”. Un’osservazione, questa, che prefigura le difficoltà che si incontreranno per integrare le economie dei nuovi aderenti alla comunità, mediamente più arretrate di quelle dei Quindici. Prodi ha poi insistito sul tema della “cittadinanza europea, in uno spazio che da puro mercato si è fatto area politica di libertà, giustizia e sicurezza”. Infine il presidente ha ribadito l’importanza della politica estera dell’Unione, come egli stesso l’ha definita, “la dimensione esterna del nostro modello e delle nostre scelte politiche”. Il Presidente a nome dell’intera Commissione indica la strada del rafforzamento della collaborazione con gli stati più vicini, “costruendo un anello di Paesi amici” attraverso una politica di condivisione dei problemi e una comune battaglia per la governance democratica, lo sviluppo, la lotta contro povertà ed esclusione”. Una fase delicata per l’Unione. Il programma legislativo della Commissione giunge del resto in una fase delicata: all’orizzonte c’è l’allargamento; la conferenza intergovernativa procede a fatica: il Parlamento critica duramente la presidenza di turno del Consiglio (affidata all’Italia e a Silvio Berlusconi) per non aver richiamato il leader russo Vladimir Putin al rispetto della democrazia e dei diritti umani in Cecenia. E la Commissione con il Parlamento attaccano l’Ecofin (ministri economici e finanziari) sul rispetto dei poteri di bilancio. Un “tutti contro tutti” finora mai registrato nell’Europa comunitaria.