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Non solo forza lavoro” “

Per molti l’immigrazione clandestina è un modo per assicurarsi un pezzo di ‘torta del benessere'” “” “

Controlli alle frontiere esterne, l’elaborazione di un piano per il contrasto dell’immigrazione clandestina via mare, controlli di sicurezza agli ingressi dell’Unione europea, collaborazioni operative con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori. Sono queste alcune delle iniziative decise dall’Ue che riguardano l’immigrazione clandestina, tema che si è riproposto recentemente dopo gli ultimi sbarchi sulle coste europee, in particolare su quelle siciliane, con numerose vittime. Sul rapporto immigrazione-globalizzazione abbiamo interpellato padre Jörg Alt , impegnato da anni nel Jrs (Servizio dei gesuiti per i rifugiati) a Berlino e autore di un recente studio sul problema. La globalizzazione influisce sull’immigrazione clandestina? “Con la globalizzazione si è inteso favorire il flusso mondiale non solo di denaro e di informazioni ma anche di persone e servizi… Ma non si possono da un lato aprire le porte e dall’altro richiuderle impedendo a molti di godere dei benefici che questa offre. Per molte persone, oggi l’immigrazione clandestina rappresenta un modo per assicurare a sé e ai propri familiari un pezzetto di ‘torta del benessere’ in un mondo globalizzato: non importa se gli Stati ospitanti ritengono questo comportamento ‘illegale’. Quando ci si trova in una situazione di emergenza propria o dei propri familiari, non ci si chiede se qualcosa è permesso, quanto piuttosto se si può ottenerlo e in che modo. Difficilmente, pensando a emigrare nella ricerca di migliori condizioni di vita, si considera l’eventualità di ritrovarsi alla fine in uno stato di povertà e di dipendenza maggiore rispetto a prima”. Ci sono delle alternative o soluzioni al problema? “Innanzitutto soluzioni classiche come il dirottare le risorse per la sicurezza delle frontiere alla prevenzione della migrazione e al contrasto dei gruppi di traffico di clandestini, realizzare la liberalizzazione del commercio e programmi di rotazione dei lavoratori a termine veramente efficaci… Ma vi sono anche nuovi aspetti: andrebbero studiate nuove possibilità per fare in modo che i guadagni dei ‘clandestini’ arrivino ai loro familiari nel Paese di provenienza senza far arricchire organismi intermedi. Sono necessarie, poi, normative migliori che tengano presenti quei fattori che influiscono sulla decisione degli immigranti a venire, a rimanere o a tornare: il mercato del lavoro, il costo della casa, della permanenza, la malattia. Vi sono ‘clandestini’, che tornerebbero volentieri nel Paese di origine, ma che non hanno soldi per rientrare o hanno paura di rientrare attraverso l’espulsione per la pena detentiva che comporta”. Quale contributo la Chiesa può dare in questa prospettiva? “La Chiesa dispone di una quantità di contatti e di informazioni che possono esser utili per lo sviluppo di concetti e di provvedimenti politici adeguati. È compito della Chiesa essere avvocata di coloro che oggi non vengono ascoltati. Ciò vale in modo particolare per i ‘clandestini’, la cui forza lavoro è gradita, ma la cui presenza è maledetta. Si dovrebbe dunque dare priorità soprattutto alla tutela di diritti fondamentali, quali l’assistenza sanitaria, la scolarizzazione dei bambini, la protezione dallo sfruttamento”. Ci sono differenze tra i vari Paesi europei nel trattare l’immigrazione? “Ci sono Paesi che sono molto più avanti, specie nell’Europa meridionale dove il tema dell’immigrazione clandestina viene discusso in modo approfondito da anni. Credo che i condoni generici, come avviene in Italia, Usa o Grecia, non costituiscano la strada maestra poiché l’esperienza mostra che a fronte dei ‘legalizzati’ arrivano nuovi ‘clandestini’, per via della richiesta economica di forze lavoro più convenienti”.