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Le stragi di Istanbul non fermeranno il dialogo interreligioso” “” “
“Deploriamo con forza il terribile attentato terroristico del 15 novembre, nel santo giorno del sabato. Che Dio sia pieno di misericordia per i defunti e conceda rapida guarigione ai feriti. A lei personalmente e alla comunità ebraica presentiamo le nostre condoglianze”. È il testo della lettera che i vescovi turchi hanno inviato al Gran Rabbino, Isak Haleva, e al Vali (prefetto) di Istanbul subito dopo l’esplosione di autobombe, sabato 15 novembre, davanti a due sinagoghe di Istanbul, affollate per la tradizionale preghiera; 23 le vittime, oltre 300 i feriti. Ma la scia di sangue non si è fermata. Giovedì 20 novembre due nuovi attentati, sempre a Istanbul, hanno provocato altri 26 morti e 450 feriti. Ad essere colpiti sono stati interessi inglesi in territorio turco: il consolato ed una banca di affari. Gli attacchi sono stati rivendicati da fazioni estremiste islamiche legate ad Al Qaeda. Dopo la strage alle sinagoghe, per la prima volta il premier turco Erdogan, ha fatto visita al gran Rabbino di Turchia esprimendo solidarietà alla comunità ebraica, composta da circa 35 mila persone. “Hanno colpito tutte le religioni”. “Siamo sconvolti. Colpendo la comunità ebraica hanno voluto colpire tutte le religioni, proprio ad Istanbul, città simbolo del dialogo e di convivenza religiosa”. E’ il commento di mons. Georges Marovitch, segretario della Nunziatura apostolica in Turchia e portavoce della Conferenza episcopale turca alla strage nelle sinagoghe di Istanbul. “Il terrorismo non ha religione dichiara Marovitch . Hanno colpito durante il Ramadan e in occasione della preghiera ebraica del sabato. Quelli che hanno compiuto queste stragi non sono musulmani ma solo terroristi. Atti simili non fanno altro che rafforzare i sentimenti di tolleranza religiosa di questo Paese. La stessa comunità ebraica ha già detto che non lascerà mai la Turchia perché questa è la sua patria”. Per quanto riguarda, poi, tutti i luoghi di culto delle altre fedi, “sono state rafforzate le misure di sicurezza e di controllo da parte delle Forze di polizia”. Ad avviso del portavoce dei vescovi turchi questo attacco “rappresenta un tentativo di destabilizzare la Turchia proprio adesso che si sta avvicinando all’Europa ed ha aumentato gli sforzi per contrastare il terrorismo e il fondamentalismo”. “Il terrorismo si può vincere ha concluso non con le armi ma con la forza della preghiera, l’unica che può ottenere la conversione dei cuori. Sabato scorso ci siamo riuniti in preghiera con un gruppo di fedeli islamici e abbiamo recitato i 99 nomi di Dio. Solo Dio, infatti, ci può salvare”. Il dialogo deve andare avanti. “Sono stati momenti di grande paura. Un’esplosione mai udita prima. Ho visto gente fuggire, persone sanguinanti che cercavano aiuto in una zona devastata”. Racconta così padre Lorenzo Piretto, vicario generale di Istanbul, l’attacco alla sinagoga di Neve Shalom, una delle due colpite dai terroristi, che si trova poco distante dal convento dei padri domenicani e dall’antica torre genovese di Galata. “La Turchia aggiunge il religioso – è sempre stata sotto l’occhio minaccioso di Bin Laden e dell’estremismo islamico. E’ un Paese musulmano ma laico. E’ stata colpita la comunità ebraica ma con essa tutta la Turchia. La reazione della città è stata composta. Contro quei pochi fondamentalisti che hanno giustificato un tale gesto c’è la stragrande maggioranza della popolazione che ha reagito portando solidarietà alla comunità ebraica. E pensare che rivela padre Piretto che tre giorni prima il Rabbino aveva offerto ai rappresentanti delle religioni l’iftar (la cena di rottura del digiuno di Ramadan, ndr.) proprio in sinagoga in segno di dialogo e di amicizia tra i fedeli. Ma il dialogo va avanti. Le bombe non lo fermeranno”. Il terrorismo non ha religione. “Il terrore non conosce religione o ideologie. In questi attentati sono morti più musulmani che ebrei”. È la riflessione del Gran Rabbino di Turchia, Isak Haleva, subito dopo aver incontrato il Primo ministro turco Tayyip Erdogan presso il Gran Rabbinato di Turchia. “La comunità ebraica è molto felice di questa visita che ci è di grande aiuto e conforto sono le parole del Rabbino che ha avuto il figlio gravemente ferito nell’esplosione -. Noi ci sentiamo molto protetti nel nostro Paese”.