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La sfida del vivere insieme” “

In Francia, in seguito alla questione del velo islamico in questi giorni, si sta dibattendo di un possibile progetto di legge che vieti i segni e simboli religiosi nelle scuole. Come Chiesa francese siamo contro una legge di questo tipo per diverse ragioni: prima di tutto perché rischia di sviluppare dei comunitarismi e delle reazioni molto forti; in secondo luogo perché la legge fissa dei principi generali e non regola le eccezioni, per esempio, realtà formate da gruppi meno numerosi di persone; in terzo luogo, è sicuramente necessario porre delle regole perché è vero che i capi di istituto si trovano ad affrontare delle situazioni difficili ma il problema non va risolto in sede legislativa; in quarto luogo, i segni religiosi sono il sintomo di un malessere, eliminarli vuol dire togliere il sintomo senza guarire il male o la difficoltà che esso segnala. L’integrazione dell’islam è infatti una vera sfida non solo per la Chiesa cattolica, ma anche per l’assemblea nazionale e per tutta la società francese e per quella europea. Bisogna capire in che modo l’islam può integrarsi bene nella società facendo in modo che ognuno possa vivere liberamente la propria religione. Distinguere bene innanzitutto tra legge religiosa e legge civile, far sì che l’islam accetti la libertà religiosa, il ruolo della donna nella società… Sono tante le questioni aperte, che non possono essere risolte solo sulla base dei segni religiosi, perché il cuore dei problemi è altrove. Si rischia di riaccendere il fuoco in un momento in cui gli equilibri sono molto fragili. La laicità è infatti un ambito che permette la libertà religiosa e la libertà di culto all’interno della neutralità dello Stato. Ma proprio in quanto laici bisogna preservare e garantire l’esercizio del culto e della libertà religiosa. Certamente c’è bisogno di regole, perché non è accettabile – per esempio – che una famiglia vieti ai figli di partecipare alle lezioni di ginnastica o educazione civica a scuola. Ma un progetto di legge può provocare estremismi pericolosi. Da qualche anno esiste un faccia a faccia importante per il dialogo tra il governo e le religioni, con la partecipazione di cattolici, protestanti, musulmani. Questo vuol dire che il governo si rende conto che la fede religiosa non è una questione di poco conto né un fatto da vivere in maniera privata, ma che ha una dimensione sociale importante. Ma in questo momento non è tanto in pericolo la laicità quanto il vivere insieme. Le religioni, rispettando fino in fondo il loro ruolo e il loro statuto, possono portare il loro contributo positivo. La sfida è costituita proprio dal vivere insieme con le differenze e con le diverse posizioni sulle questioni della solidarietà, della giustizia, del denaro. E proprio sul tema del denaro si sono trovati a riflettere oltre 2500 cattolici francesi che hanno partecipato nei giorni scorsi a Parigi alle Settimane Sociali di Francia. È importante che tanta gente si interessi di questioni sulle quali non si ama molto parlare all’interno delle comunità cristiane. Bisogna rimettere il denaro al proprio posto, senza renderlo diabolico né idolatrarlo. Il fatto che partecipino anche imprenditori e dirigenti che di solito non hanno occasioni per riflettere sugli aspetti etici della questione è importante. Bisogna distinguere la fede dalla vita quotidiana, che è fatta di incarnazione. Non ci si può rinchiudere in una sacrestia ma bisogna vivere nel mondo essendo consapevoli di come il denaro può essere uno strumento per favorire il vivere comune e al tempo stesso contribuire alla diminuzione della povertà. È una sfida che si gioca ogni giorno a livello collettivo e personale.