Il tragico attentato a Nassiriya, che è costato la vita a 18 italiani (16 militari e due civili), monopolizza l’attenzione anche dei principali quotidiani internazionali, alle prese ancora una volta con la crisi dell’Iraq del “dopoguerra”. “Un’autobomba distrugge il posto di polizia italiano nell’Iraq meridionale”, è il titolo di apertura dell’ Herald Tribune (13/11), in cui John F. Burns e Terence Neilan ricordano che “i circa 2.300 militari italiani sono in servizio nell’Iraq meridionale come parte della forza multinazionale a guida britannica di stanziata a Bassora… L’esplosione era il primo attacco alle forze italiane dal loro arrivo in Iraq, a luglio”. “Iraq: il prezzo di morti inutili”, si legge sulla prima pagina di Le Monde (13/11), che nelle pagine interne prosegue la sua inchiesta sul “pantano” iracheno, e nel sommario fa notare che “durante la guerra e dopo, a Nassiriya, come nei sobborghi di Baghdad o nella roccaforte sunnita di Fallouja, migliaia di civili sono stati uccisi. Le famiglie accusano i militari americani brutali e ‘bunkerizzati’, privi di interpreti, e soprattutto mal preparati a battersi in un ambiente urbano”. “Non sono morti per niente”. È il titolo dedicato all’attentato di Nassiriya dal quotidiano cattolico italiano, Avvenire (13/11), in cui Marina Corradi scrive: “Questa volta è toccata ai soldati italiani (…) Tutti quei nostri soldati – alcuni poco più che ragazzi, e molti come al solito ragazzi o ex ragazzi del Sud – non morti però senza una ragione, come qualcuno potrebbe essere tentato di dirsi (…). Quello di Nassiriya è un massacro, e i massacri avvengono in guerra. E l’Italia non ha dichiarato alcuna guerra”. Anche i grandi quotidiani spagnoli aprono l’edizione del 13 novembre con la strage a Nasiriya e mostrano la foto di un militare sconvolto di fronte alla caserma distrutta. “Iraq si libanizza” è il titolo dell’editoriale del quotidiano spagnolo El País (13/11), che sottolinea come “gli attacchi selettivi contro le truppe di occupazione fanno ogni volta più insostenibile la situazione in Iraq”. Il quotidiano ricorda che “non esistono condizioni per garantire la sicurezza e Italia, stupefatta e commossa, ha annunciato che manterrà gli impegni, e probabile che altri governi lo pensino due volte prima di inviare truppe ad uno scenario che si libanizza velocemente” . Sulla prima pagina di La Vanguardia (13/11) si legge che “l’Italia riceve il peggiore colpo mortale in Iraq” ed si spiega che “Silvio Berlusconi annuncia che le sue truppe non si ritireranno”. La Razón (13/11): “in Iraq urge un cambiamento di politica” e si definisce l’attentato contro gli italiani come “brutale” . Il quotidiano apre col titolo “La guerriglia irakena attacca l’Italia” ed afferma che “Nessuno ed al sicuro in Iraq”, Gli editorialisti del giornale suggeriscono “l’urgenza di rivolgere il potere ad un’amministrazione irachena, dando a essa le proprie forze di sicurezza”. L’ ABC (13/11) sottolinea che “ l’amministrazione Bush sembra studiare la possibilità di mutare il calendario per la transizione democratica”. “Nonostante il dolore e la solidarietà con i militari italiani, bisogna che ci sia l’impegno di ricostruire l’Iraq. Cedere ai professionisti del terrore significherebbe aprire la porta ad una instabilità generale”. La stampa tedesca si sofferma sugli effetti dell’attentato sulla vita politica italiana: “L’Italia non aveva previsto, non aveva voluto prevedere che il suo contingente in Iraq potesse diventare obiettivo di un attentato”, affermano Andrea Nüsse e Roman Arens della Frankfurter Rundschau del 13/11. “Il ministro della difesa Antonio Martino aveva sempre parlato della missione dei soldati e dei carabinieri in termini di ‘intervento umanitario’. Le autobombe hanno strappato il Paese dall’illusione in un profondo dolore, e immediatamente nella disputa politica”. “Solidarietà per i Carabinieri e i congiunti: il presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi ha pronunciato queste parole subito dopo l’attentato di Nassiriya. L’opposizione si è trattenuta con senso del dovere, ma solo per poche ore”, scrive Birgit Schönau sulla Süddeutsche Zeitung del 13/11 e aggiunge a proposito del governo: “ I morti di Nassiriya sono un ulteriore peso, non ancora valutabile per la coalizione già traballante”. “Che l’Italia esprima dolore e compassione per le famiglie, è indubbio. Ma non sarebbe un Paese democratico se in queste ore le voci dell’opposizione non ricordassero la forte resistenza degli italiani alla guerra e i tre milioni che avevano protestato nelle strade di Roma il 16 febbraio”, si legge su Die Welt del 13/11. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1248 N.ro relativo : 78 Data pubblicazione : 14/11/2003