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Dal lutto alla chiarezza” “

Istituzioni e Chiese d’Europa sulla strage di Nassiriya” “” “

L’attacco subito dal contingente italiano di stanza in Iraq, a Nassiriya, che ha provocato 19 vittime italiane e 9 irachene, ha suscitato emozione e sdegno in tutta Europa. Oltre l’Italia, infatti, altri Paesi europei hanno militari impegnati in operazione di pace in Iraq. Di seguito presentiamo alcune dichiarazioni ed una riflessione sulle implicazioni che la sempre più difficile situazione in Iraq ha sul dialogo tra cristianesimo ed Islam. Il cordoglio. Unanime cordoglio da parte di tutti i paesi dell’Unione, diversi dei quali direttamente impegnati nelle operazioni del dopoguerra in Iraq. “L’attentato contro le forze italiane – ha detto Graham Watson, leader del gruppo liberaldemocratico al Parlamento di Strasburgo – dimostra l’importanza di una solidarietà europea di fronte alle minacce del terrorismo”. Medesima reazione a Varsavia, che proprio martedì aveva seguito i funerali del primo soldato polacco morto nel dopo-Saddam. Dal canto suo il governo portoghese, nell’esprimere la propria vicinanza all’Italia, ha confermato mercoledì di “mantenere la decisione di inviare truppe in Medio Oriente; si tratta di 128 soldati della Guardia Nazionale (l’equivalente dei carabinieri italiani – ndr.) che saranno integrati sotto il comando anglo-italiano”. Anche da Gran Bretagna e Paesi Bassi, presenti sin dall’inizio della guerra in Iraq, è giunta la solidarietà all’Italia. In particolare il primo ministro inglese, Tony Blair, ha sostenuto che “il peggiore degli errori che potremmo fare sarebbe di ritirarci proprio adesso dal fronte; occorre portare a termine il lavoro cominciato e aiutare ancora il popolo iracheno”. Sono giunti messaggi di cordoglio dal presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, dal presidente dell’Europarlamento Pat Cox, e dall’ alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Javier Solana. Il contingente italiano è uno dei più numerosi in Iraq, accanto a quello statunitense e britannico: i soldati impegnati nell’operazione Antica Babilonia sono 2.400, uomini e donne di Esercito, Marina, Aereonautica e Carabinieri. L’attività prevalente è quella di controllo del territorio nella provincia meridionale di Dhi Qar. Una riflessione. La situazione sempre più incandescente in Iraq, e più in generale in tutto il Medio Oriente, potrebbe avere effetti negativi anche sull’incontro di dialogo tra cristianesimo e Islam. Ad affermarlo è Hans V ö cking, co-moderatore per il Ccee del Comitato “Islam in Europa”, all’indomani dell’attentato alla base militare italiana a Nassiriya. “L’incontro tra cristiani e musulmani – dice Vöcking – è sicuramente condizionato dal fatto che in alcune zone del mondo musulmano c’è uno stato di guerra, come per esempio in Palestina. Il dialogo risente anche dell’impatto della presenza di militari occidentali, in Paesi che per l’Islam coincidono con i luoghi sacri, come La Mecca e Medina, che hanno per loro un grande valore simbolico”. Il rischio è che da parte musulmana si facciano pericolose generalizzazioni. Ecco perché – aggiunge Vöcking – “per i musulmani è molto importante constatare l’atteggiamento dei cristiani. Prima ancora che scoppiasse la guerra in Iraq, il Papa ha preso una posizione molto chiara e molto ferma contro la guerra e contro ogni forma di conflitto armato. Soprattutto ora constatiamo quanto queste parole siano state importanti proprio per sgombrare da ogni equivoco il campo dell’incontro tra le due comunità”. Da parte cristiana, invece, preoccupano “le derive” che in alcuni ambiti dell’Islam si hanno nella concezione della religione. “Si attende ancora – spiega il rappresentante del Ccee – molto più di quanto non abbiano ancora fatto, che i musulmani dicano con chiarezza cosa dice l’Islam su questi argomenti e in merito soprattutto al terrorismo. Sappiamo che in Europa è in atto un processo di discussione interna ai musulmani e che da un Islam così articolato non ci si può aspettare una posizione così netta come ha invece fatto la Chiesa cattolica con il Papa”.