Convergenze, non confusioni” “

“Per far salpare la nave devono essere tutti a bordo”. Un’immagine semplice per spiegare la necessità di un accordo di fondo tra i Paesi aderenti e quelli candidati a far parte dell’Unione per realizzare una “casa comune europea”. Nell’ambito dell’assemblea plenaria della Comece del 30 e 31 ottobre, si è svolto all’Eurovillage di Bruxelles un dibattito sul tema “La responsabilità dei cristiani per l’Europa di domani: l’esortazione apostolica Ecclesia in Europa di Giovanni Paolo II”. Al tavolo dei relatori, oltre al presidente della Commissione dei vescovi europei Josef Homeyer , il cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles e Pierre Morel , ambasciatore di Francia presso la Santa Sede. Danneels: “Il cristianesimo ha forgiato l’Europa”. “La recente esortazione apostolica contiene una parola fondamentale: speranza. Con questo documento il Papa ci indica che la strada per costruire un’Europa del futuro passa attraverso Cristo e una efficace testimonianza evangelica da parte dei cristiani”. Così ha esordito il cardinale Danneels, che si è poi addentrato nel testo dell’ Ecclesia in Europa: “ci sono tanti ostacoli in questo percorso, di natura politica, ma anche sociale e religiosa. Pensiamo solo alla frammentazione dell’esperienza umana, alla secolarizzazione, al consumismo, ma anche a certe pigrizie nel dialogo interreligioso. D’altro canto non possiamo dimenticare i segnali positivi: citerei almeno la consapevolezza, ormai acquisita, della necessità di unificare l’Europa; il recupero della libertà religiosa in diversi angoli del continente; i nuovi fermenti spirituali; una ritrovata partecipazione e un nuovo protagonismo della donna nella vita della Chiesa”. L’arcivescovo di Bruxelles ha quindi sottolineato che dall’esortazione “emerge come il cristianesimo sia alle radici della storia e della cultura europea. Attraverso di esso sono maturati tanti valori comuni dei popoli europei e si sono inverati anche principi essenziali che non sono solamente o propriamente cristiani”. Ecco dunque l’auspicio di veder inserite nella Costituzione le radici cristiane del continente. Danneels ha infine puntualizzato alcuni “ambiti in cui operare in maniera costruttiva per il bene dell’Europa: il lavoro, la solidarietà tra i Paesi, il sostegno alle famiglie e alle classi sociali più bisognose, l’accoglienza e la vera integrazione degli immigrati”. Morel: “Serve la massima convergenza sulla Costituzione”. Su questa osservazione si è inserito l’ambasciatore Morel: “il documento pontificio affronta tutti gli aspetti della costruzione europea, che si riferiscono sia all”allargamento’ sia all”approfondimento’ dell’Ue, cioè a tutti quei temi che ci porteranno ad avere una Unione più grande ma anche più radicata e solida. Inoltre il Papa ci trasmette l’idea di un’Europa come realtà viva, che si edifica grazie all’impegno di tanti soggetti”. Questo “processo in divenire ha di fronte ha sé alcune sfide irrinunciabili, fra di esse ci sono la necessaria convergenza, ma non confusione, tra istituzioni comuni e Chiese; lo sviluppo dei ‘due polmoni dell’Europa’, l’Occidente e l’Orient; il dialogo tra le culture”. Sull’inserimento delle “radici cristiane” nella Carta costituzionale, Morel ha portato una serie di obiezioni, sostenendo che esse “non provengono solo dalla Francia, ma da molteplici fonti”. Sul medesimo argomento, ha aggiunto l’ambasciatore francese, “o si arriverà ad una formulazione accettabile da tutti, oppure non se ne farà niente”. All’assemblea erano anche presenti diversi esponenti dell’Ue, che sono intervenuti sui rispettivi settori di competenza. Tra di loro: Michael Leigh, direttore generale aggiunto delle relazioni esterne della Commissione, Loyola de Palacio, vice presidente della Commissione, Maurizio Melani, rappresentante permanente dell’Italia nel Comitato di politica e sicurezza dell’Ue.