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Assicurare il dialogo tra le istituzioni europee e le Chiese del continente: è quanto richiesto dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec-Kek, organismo di 126 Chiese di tradizione ortodossa, protestante, anglicana e veterocattolica) a conclusione della consultazione “La costituzione dell’Unione europea e le Chiese” promossa nei giorni scorsi a Bruxelles dalla Commissione “Chiesa e società” della suddetta Conferenza. Gli oltre 60 partecipanti, responsabili ecclesiastici ed esperti di 25 Paesi del continente, hanno posto l’accento sull’importanza di “un dialogo aperto, trasparente e regolare con le Chiese e le organizzazioni filosofiche e non confessionali, così come stabilito nell’art.51, comma 3, del progetto di Costituzione”, ed hanno rivolto alla Conferenza intergovernativa ed ai rispettivi governi la richiesta che tale articolo “venga mantenuto invariato”. “In ogni caso – ha affermato Sabine von Zanthier, rappresentante del Gruppo sulla legislazione della citata Commissione – il dialogo deve assicurare che le Chiese possano contribuire con i loro punti di vista e opinioni su temi specifici, fermo restando che le decisioni sono compito delle istituzioni”. Poiché numerosi potrebbero essere i “punti di contatto” tra queste ultime e le Chiese, occorre “cercare nuovi meccanismi per un dialogo efficace con il Parlamento e il Consiglio europei”. “L’allargamento dell’Unione ai dieci nuovi membri – è stato ancora osservato – sfida le organizzazioni politiche e parimenti le Chiese a rinnovare il dialogo Est-Ovest”. “Non è soltanto l’Est a doversi adattare all’Occidente – ha rilevato il direttore della Commissione “Chiesa e società” Rudiger Noll -, anche l’Occidente deve cambiare. Occorre un nuovo dibattito sui valori condivisi e sulla loro attuazione; un confronto che, alla fine, conduce al dibattito sulla concezione stessa dell’Europa e dei suoi obiettivi”. “Le Chiese sono pronte a giocare un ruolo sostanziale in questo processo”.