Grecia, cantieri di dialogo” “

La crescita delle comunità ateniesi ” “grazie anche ai cattolici provenienti dall’Europa” “

“I cattolici in Grecia sono discriminati dallo Stato e dalla Chiesa ortodossa. Per quest’ultima siamo degli apostati. Tuttavia, pur essendo minoranza, mostrano una pratica religiosa molto più alta che nell’Occidente europeo”. “Dobbiamo lottare per sopravvivere” è la spiegazione di mons. Nikolaos Foscolos , arcivescovo cattolico di Atene e presidente della Conferenza episcopale greca con il quale abbiamo parlato delle parrocchie nella capitale greca. Fedeli dispersi… “Il nostro problema più grave – afferma l’arcivescovo – è che siamo in diaspora. Specialmente nelle grandi città greche. Basti dire che le 13 parrocchie di Atene non rappresentano il centro geografico del territorio in cui operano e sono molto distanti l’una dall’altra. Così un fedele che vuole recarsi in parrocchia, se non ha un mezzo di trasporto proprio, deve utilizzare fino a tre o quattro mezzi pubblici o camminare anche per diversi chilometri. Per questo motivo c’è grande difficoltà a iniziare un serio cammino parrocchiale. I nostri fedeli, poi, sono pochi, circa 25 mila. Formare una comunità ecclesiale in queste condizioni è arduo. I giorni in cui i fedeli si ritrovano sono il sabato o la domenica e sono gli stessi giorni in cui vengono portate avanti le attività di formazione come catechismo e amministrazione dei sacramenti. Durante la settimana non sarebbe possibile. Un conto è avere la propria chiesa vicino, un altro è averla a 10 chilometri. Più facile, invece, è la vita parrocchiale nelle isole dell’arcipelago, per esempio a Siros e Tinos. Lì i cattolici sono molto più numerosi”. …Ma in crescita. Nonostante queste difficoltà, secondo mons. Foscolos, la comunità cattolica si sta trasformando. Spiega: “ad Atene, oltre ai 25 mila greci cattolici, ci sono 40 mila polacchi, 15 mila filippini e poi albanesi, italiani, francesi e tedeschi, queste ultime comunità sono le più organizzate e hanno un loro parroco. Grazie a questa presenza la comunità greca si sta risvegliando. Pur discriminati dallo Stato e dalla Chiesa ortodossa, quest’ultima ci considera degli apostati, i cattolici greci mostrano una pratica religiosa molto più alta che nell’Occidente europeo. Abbiamo a che fare con la secolarizzazione, con la disaffezione dei giovani ma lottiamo per sopravvivere. Nel prossimo mese di novembre avremo un’assemblea per affrontare questi problemi e aggiornare le nostre strutture rimaste ancorate agli anni ’60. Molto è cambiato da allora. I sacerdoti hanno un’età avanzata, le vocazioni sono poche, i laici impegnati ma non ancora pronti se non guidati da un sacerdote”. Prove di dialogo. “Le nostre parrocchie – aggiunge – sono cantieri di dialogo che nasce e si sviluppa a partire dalla base. Molte famiglie che frequentano le nostre chiese sono miste, formate cioè da coniugi di religione diversa, cattolica e ortodossa. I matrimoni celebrati nelle parrocchie ateniesi tra greci è per il 90% tra cattolici e ortodossi e solo uno tra cattolici”. “Se gli sposi praticano veramente la loro religione – afferma – queste famiglie possono diventare dei ponti di riavvicinamento tra le Chiese. La gerarchia ortodossa è ancora abbastanza conservatrice anche se qualcosa sta cambiando. E’ lecito sperare in un futuro di dialogo. Negli ultimi 20 anni i cattolici in Grecia sono aumentati di venti volte, grazie al contributo dei cattolici provenienti dall’Europa. Speriamo nel loro aiuto e nella loro testimonianza per alimentare nelle nostre parrocchie una vita di fede più vissuta e partecipata”.