rassegna stampa" "

Quotidiani e periodici” “

La crisi irachena, che continua a provocare scontri, attentati, morti e feriti sul campo dall’una e dall’altra parte, monopolizza l’attenzione dei principali quotidiani internazionali, impegnati ad interrogarsi sul ruolo degli Stati Uniti e sui possibili assetti futuri del Paese . “Lo spodestamento americano di fronte alla piaga irachena”, è ad esempio il titolo di apertura di Le Monde (29/10), secondo cui “all’indomani della serie di attentati mortali che hanno provocato 43 morti e più di 200 feriti, lunedì 27 ottobre a Baghdad, sempre di più gli americani pensano che gli Stati Uniti in Iraq si stiano affossando un una guerra ‘sporca’”. Secondo un sondaggio della Cnn citato dal quotidiano francese, infatti, “il 50% degli americani disapprovano il mondo in cui il loro Paese porta avanti la guerra in Iraq, contro il 45% che l’approva (…). Ad aprile, lo stesso istituto indicava che l’80% degli americani approvavano l’azione dell’amministrazione Bush in Iraq, contro il 18% che la disapprovavano”. “Terrore a Baghdad”, è il titolo dell’editoriale dedicato da Le Monde alla crisi irachena nelle pagine interne, in cui ci si sofferma sui “paradossi” di una guerra “condotta in nome della lotta al terrorismo. Con la motivazione di trovare armi di distruzioni di massa – fa notare il quotidiano francese – è stata lanciata contro un paese colpevole di crimini contro l’umanità, ma che non offre basi d’appoggio all’Islam radicale. Sei mesi più tardi, l’Iraq è uno dei teatro di operazioni maggiori del terrorismo islamico”. “Un popolo ostaggio”, è il titolo dell’editoriale firmato da Dominique Quinio su La Croix (28/10), in cui l’autore osserva che gli attentati di Baghdad “hanno compiuto la loro sinistra missione: instillare la paura, scoraggiare le organizzazioni umanitarie (…), disincentivare eventuali investitori, confortare una parte dell’opinione pubblica araba pronta a gioire dei successi della ‘resistenza’ irachena e, sei possibile, far dubitare le forze anglo-americane”. Anche per Elio Maraone ( Avvenire, 20/10), “nonostante le assicurazioni di George W. Bush, che anche ieri è andato poco oltre gli slogan (…), le carneficine dei primi giorni di Ramadan fanno temere che l’Iraq possa sprofondare in un abisso di violenze incontrollate”. Sull’attentato a Baghdad alla Croce Rossa, Arne Perras scrive sulla Süddeutsche Zeitung (29/10): “ Ogni organizzazione deve poter valutare autonomamente questo rischio in Iraq. Metterla sotto pressione a livello politico è sbagliato. Il ministro degli esteri Usa, Colin Powell, ha esortato i soccorritori a non ritirarsi perché altrimenti vincerebbero solo i terroristi. Quest’appello avrebbe potuto risparmiarselo“. Di parere contrario Jacques Schuster de Die Welt (29/10): “ Per la Croce Rossa si tratta sempre di aiutare le persone che ne hanno bisogno – in qualsiasi inferno si trovi. Se vuole prendere sul serio i suoi principi ispiratori, non può lasciare l’Iraq. Così come in passato non è indietreggiata quando i terroristi ceceni avevano preso in ostaggio 3000 persone in un ospedale, uccidendone 200, o nel dicembre 1996, quando 20 tra medici ed infermiere della Croce Rossa furono giustiziati a Grozny“. Spazio all’Iraq sul quotidiano spagnolo El Paìs del 28/10, anche perché in Spagna si è svolta nei giorni scorsi la Conferenza dei Paesi donatori per la ricostruzione dell’Iraq. “Nello scenario iracheno attuale – si legge – la Conferenza dei donatori di Madrid, nonostante i suoi buoni propositi, può risultare un sarcasmo. Ricomporre il distrutto Paese arabo è molto lodevole, però molto prima di cominciare questo compito titanico, nel quale saranno implicati migliaia di civili che non hanno nulla a che fare con il conflitto armato, è imprescindibile pacificare il Paese. Nessuno giudizio impegna risorse massicce per ricostruire qualcosa che si distrugge e si insanguina quotidianamente”. Il dibattito sul crocifisso nelle scuole italiane ha raggiunto anche la stampa tedesca. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ( FAZ) pubblica (29/10) un commento a firma hjf: “ La sentenza potrebbe far pensare che anche il Paese del Papa abbia imboccato la strada dell’intolleranza pluralistica contro convinzioni religiose tradizionali“. “ Il padre musulmano, il giudice moderno e la massima istanza giuridica debbono tener conto del fatto che in Italia esistono ancora cattolici convinti, che non sono disposti a privare sé e i propri figli dei segni della cultura e della fede, con cui è cresciuta l’Europa; neanche in nome della dignità umana e dell’uguaglianza delle religioni“.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1244 N.ro relativo : 74 Data pubblicazione : 31/10/2003