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“In questo momento stiamo portando tutto il peso di un’aspirazione che non si è ancora realizzata, né in Medio Oriente, né altrove. Non basta affermare a parole la volontà di dialogo o essere capaci di piccoli gesti di rispetto tra capi religiosi. Occorre avere il coraggio e la pazienza di costruire legami di fraternità sempre più ampi e profondi, di divenire insieme cercatori di pace e seminatori di speranza in quest’epoca oscura e apparentemente senza via d’uscita”. Così il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, card. Walter Kasper, si è espresso nei giorni scorsi in occasione di un incontro sulla dichiarazione “Nostra Aetate” del Concilio Vaticano II, nel 38° anniversario di pubblicazione (28 ottobre 1965). L’incontro è stato promosso a Roma dal Centro Dionysia per le arti e la cultura e dalla Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, organismo istituito nel 1974 e collegato al citato dicastero vaticano. Ribadendo l’importanza del dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani, Kasper ha affermato che “tutte le grandi religioni possiedono un’aspirazione comune alla pace” e che “i numerosi passi compiuti, sia nei rapporti tra Chiesa e giudaismo, sia con la normalizzazione delle relazioni tra Santa Sede e Stato d’Israele, e ancora nel quadro delle relazioni con i Paesi islamici e la religione musulmana” non “rendono superflui né la memoria (della dichiarazione conciliare, ndr) né un esame di coscienza”. Chiaro l’invito a progredire nel dialogo prendendo esempio dai “nostri fratelli giudei” per la “loro vigilanza in materia di intolleranza e discriminazioni”. Al tempo stesso, ha proseguito il card. Kasper, “sentiamo l’esigenza della vicinanza dei nostri fratelli musulmani che abitano con noi in Europa e altrove senza che alcuno possa imputare alla loro fede la violenza” esercitata da taluni e “che essi ripudiano”.