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L’Unione Europea sta lottando per la definizione della sua anima. Meditando le esternazioni di taluni esponenti politici nelle ultime settimane si ha l’impressione netta che l’Ottocento non sia ancora del tutto passato. I “sommi sacerdoti” del laicismo ovviamente non sono disponibili per la rimozione definitiva dei vecchi “steccati” con i credenti. È veramente cosi difficile di accettare una semplice verità storica? Una verità storica del genere: L’Europa non si capisce senza le sue radici cristiane. Ed allora perché non menzionare quelle radici nel preambolo della futura costituzione europea? Anche i diritti dell’uomo – il frutto più maturo della civilizzazione europea – non sono piombati dal nulla, ma sono derivati dal concetto tipicamente cristiano della persona umana, creata a immagine di Dio. Viene in mente la celeberrima frase del grande Benedetto Croce: “Perché non ci possiamo non dire cristiani!”. Anche quelli che non credono in Dio vivono in una cultura permeata dalle esperienze di una lunghissima fila di generazioni di credenti, di persone che mettevano la loro speranza nel Cristo, verbo divino. Anche quelli che non credono usufruiscono delle conseguenze benefiche della vita vissuta dei credenti. Nel contesto d’insieme bisogna però sottolineare che la “frasetta” sul cristianesimo da inserire nel preambolo, anche se dovuta, non ha quell’importanza centrale che soprattutto gli avversari le attribuiscono. Forse ancora più importante sono le disposizioni materiali della Costituzione. E in quella direzione con lavoro sereno e paziente le Chiese europee sono riuscite – puntando anche su opportune alleanze – ad ottenere buoni risultati che riguardano non soltanto il riconoscimento della posizione giuridica delle Chiese e delle comunità religiose nei singoli stati membri dell’Ue ma anche il riconoscimento delle finalità sociali della convivenza umana sul suolo europeo. Cosi la valutazione della discussione sulla Costituzione europea richiama l’antico adagio del bicchiere semivuoto o semipieno a seconda della prospettiva.