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Europa, sii te stessa” “

È necessario partire da quattro fatti importanti. Il primo, reale, e la cui esistenza è impossibile evitare, a costo di una pesante crisi economica, è la globalizzazione. Durante il lungo periodo dalla Guerra di Secessione negli Stati Uniti alla II Guerra Mondiale si rafforzarono i nazionalismi e prese spazio la dottrina dell’arricchirsi a scapito del vicino. In molti Paesi si tentò di risolvere la questione mediante restrizioni al traffico economico internazionale ma questo diede luogo a nuove crisi di produzione. Oggi la situazione è cambiata e l’Europa deve continuare a compiere progressi sui mercati con aumenti di produttività. Si tratta di un obiettivo raggiungibile solo accogliendo la sfida, ancora senza adeguata risposta, di crescere nell’ambito della ricerca scientifica e tecnologica in misura maggiore rispetto agli Stati Uniti. Il secondo fatto è il consolidamento della pace interna dell’Europa ed in ogni Paese, anche grazie a rilevanti progressi nell’ambito della tutela sociale. L’Europa è stata in grado di costruire uno Stato del benessere che, ad avviso del Consiglio d’Europa, costituisce una delle caratteristiche principali dell’identità europea di cui, pur non volendo insistere, una delle espressioni più forti è il mondo agricolo: ha bisogno di sostegno e tutela. Il terzo fatto da tenere in considerazione è che negli eventi economici quotidiani, i miracoli non esistono. Il deficit di bilancio si trasforma in arma contro il sistema politico delle libertà. Purtroppo un bilancio in difficoltà riduce le possibilità di aiuto alle fasce deboli. Il quarto fatto è il terrorismo, legato a realtà politiche ed ideologiche extraeuropee molto aggressive. L’11 settembre 2001 non ci fu una dichiarazione di guerra soltanto nei confronti degli Stati Uniti, ma nei confronti di tutto il mondo occidentale. La minaccia si concentra segnatamente nell’area del Mediterraneo e nelle sue vicinanze. Il clima di insicurezza peraltro costringe ad una spesa militare che impedisce alti livelli di aiuto verso i Paesi più poveri. Considerando questi quattro fatti è lecito chiedersi se l’Europa, nel rispetto della propria tradizione cristiana, può rimanere impassibile di fronte alla povertà di milioni di esseri umani. Ovviamente no. La reazione deve essere da un lato microeconomica, come quella che adottò la Beata Teresa di Calcutta. È, cioè, necessario rivolgersi agli opulenti europei che, in coscienza, e mediante istituzioni serie devono privarsi di una parte di ricchezza per offrirla ai più deboli. Dall’altro lato però, la soluzione deve essere macroeconomica e per questo l’Europa deve rivedere la propria cultura politica, deve sostenere e scuotere le istituzioni internazionali. Divenuta più credibile l’Europa può allora costringere i vertici dei Paesi in via di sviluppo a distruggere la corruzione che in essi regna e nel contempo offrire assistenza iniziando dalla formazione di economisti e politici. Senza una buona e alta politica è impossibile uscire dalla fame. Questo significa rifuggire da soluzioni semplicistiche; l’Europa deve guidare, per così dire, una sorta di crociata del buon senso, riallacciandosi alla sua tradizione aristotelico-tomista. È la richiesta di Giovanni Paolo II: “Europa, sii te stessa!”.