Dopo il comunismo le comunità parrocchiali” ” sono sempre luoghi di incontro con tutti ” “
“In Slovenia, i cattolici sono l’83%. Esistono tre diocesi, Koper (Capodistria), Ljubliana e Maribor, suddivise in 803 parrocchie; le parrocchie sono riunite in 60 decanati; 188 parrocchie non hanno un sacerdote proprio. I sacerdoti sono 1.022, (0,6 per mille cattolici) mentre i diaconi permanenti sono solo 8. Sono notevoli differenze tra le parrocchie cittadine e quelle rurali, e la situazione può variare anche tra parrocchie della stessa zona”. Sono numeri forniti da don Peter Kvaternik , direttore dell’ufficio per la pastorale di Ljubljana, che descrivono in qualche maniera lo stato di salute delle parrocchie slovene che risente ancora del passato regime comunista che ha “comportato anche una certa ‘purificazione’ del Cristianesimo”. “Come Paese destinato ad entrare nell’Ue – afferma don Kvaternik -, la Slovenia dovrà cambiare in fretta da un punto di vista economico e giuridico e la vita sociale risente della pressione per il cambiamento a tappe forzate. La Chiesa si adegua ai nuovi scenari sociali con grande difficoltà: ciò si nota soprattutto a livello di vita parrocchiale. Comunque, la maggior parte delle parrocchie gode ‘di buona salute’, sebbene il consumismo e la superficialità siano ‘malattie moderne’ che cominciano a diffondersi”. Investire nella formazione e nel ‘tempo’. “Le parrocchie con una vita unitaria che sono riuscite a proporre una varietà di attività riescono meglio a trattenere i fedeli”, prosegue il direttore dell’ufficio per la pastorale di Ljubljana, “ma per far ciò c’è bisogno di molti collaboratori, che il parroco riesce ad avere solo se ha una visione chiara della situazione e se è in grado di gestire questa realtà. È più facile nelle parrocchie dirette da ordini religiosi, che dispongono di molte persone impegnate nella pastorale”. Tuttavia, “negli ultimi tempi ci si sta sforzando per formare animatori, soprattutto giovani, che abbiano la volontà e, con un’adeguata formazione, la capacità di aiutare il parroco. In molte parrocchie anche i membri dei consigli parrocchiali sono disposti non solo a dare nuove idee ma anche ad investire molto tempo per l’attuazione dei progetti”. Una cosa da migliorare è la pastorale giovanile a livello parrocchiale. “L’interesse dei giovani ad incontrarsi in parrocchia è diminuito ammette don Kvaternik – e il lavoro con i giovani è sempre impegnativo. Per questo molti sacerdoti trovano difficoltà ad avvicinarsi a loro. Tuttavia, negli ultimi tempi in diverse parrocchie sono sorti oratori salesiani, che durante l’estate organizzano campi settimanali per bambini”. Spazi di dialogo e di incontro. “Prima della seconda guerra mondiale – ricorda il direttore – le parrocchie slovene ospitavano una diffusa attività culturale, limitata durante il periodo bellico e successivamente proibita. Gli spazi per le attività culturali furono confiscati dal regime e tutte le istituzioni culturali furono distrutte. L’attività ecclesiastica fu circoscritta alla sacrestia. Ancora oggi notiamo una certa passività pur non sussistendo più alcuna limitazione. Ciononostante in alcune parrocchie rurali vi sono persone attive. Vi sono molti cori parrocchiali che non garantiscono solo una bella liturgia ma costituiscono anche il cardine di un’attività culturale variegata. A volte si organizzano incontri di carattere sociale, cui vengono invitati anche i rappresentanti di istituzioni statali e locali. Sempre più parrocchie scelgono di costruire ospizi per anziani o asili. Anche le feste parrocchiali sono adatte per sviluppare il dialogo. Momento di incontro privilegiato per i giovani è l’incontro autunnale nell’abbazia cistercense di Stièna, cui partecipano ogni anno dagli ottomila ai diecimila giovani”.