L’avvenire del cristianesimo nelle grandi città” “” “
“Ogni epoca è caratterizzata da ostacoli che rendono difficile l’opera d’evangelizzazione, ma ogni epoca costituisce egualmente terra fertile per la parola di Dio. Oggi è nelle città che si incontrano le domande più impegnative, ed è lì che si sviluppa la ricerca di un equilibrio sopportabile tra la persona e la comunità”. Secondo l’arcivescovo di Malines-Bruxelles, card. Godfried Danneels , nelle grandi città, in particolare, dove “le ferite dell’uomo” sono più profonde – “solitudine, anonimato, bisogno di sicurezza, spaesamento, difficoltà a trovare la propria collocazione”, oltre ad “una libertà senza norme che non porta alla felicità” – si gioca “l’avvenire del cristianesimo”. Di qui “l’urgenza di evangelizzare le metropoli”, impegno che richiede una profonda “familiarità con il vocabolario, la grammatica e la sintassi della cultura cittadina”. Una missione che passa attraverso la rete delle parrocchie. Al card. Danneels abbiamo chiesto di parlarci del volto delle parrocchie di Bruxelles tra sfide, difficoltà e progetti. Una presenza autentica e umile. “Spesso ci si chiede – osserva l’arcivescovo – quale potrebbe essere il nuovo linguaggio che le parrocchie debbono utilizzare per incontrare le persone. Io non credo si tratti solo di una questione di linguaggio. Per l’uomo d’oggi è il messaggio cristiano, di per sé, a porre il problema”. Secondo il presule “occorrerebbe, forse, cambiare il tono. Non presentare il messaggio come un fatto scontato, ma come qualcosa da scoprire”. Di qui l’importanza di “una presenza nuova e ‘altra’ all’interno della società: una presenza, al tempo stesso, umile e autentica”. La Chiesa, “segno dell’amore di Dio”, “non pretende di essere qualcosa di diverso”, né deve “adattare il Vangelo alle evidenze della nostra cultura” perché chi sta compiendo un cammino spirituale non cerca “ciò che questa cultura già gli offre”. Dunque, sottolinea il card. Danneels, “occorre combinare una proposta chiara e netta, un’autenticità priva di compromessi” con “una profonda umiltà, una porta aperta a chiunque sia in ricerca o venga a vedere”. Unità pastorali. “Guardando alle 109 parrocchie di Bruxelles – riflette l’arcivescovo – non rilevo esperienze particolarmente nuove o significative. Molte di esse testimoniano una reale vitalità; per alcune si tratta soprattutto di sopravvivere”. In tutte “rimane comunque difficile l’attività pastorale”. Due, per il card. Danneels, le novità positive da sottolineare: la formazione di unità pastorali e la presenza di cristiani di origine straniera. Quanto al primo punto, non si tratta, spiega, “di fondere insieme più parrocchie”, quanto piuttosto “che esse collaborino insieme formando delle unità pastorali” perché nella maggioranza dei casi “la parrocchia, da sola, non è più in grado di ‘dare’ tutto ciò che la Chiesa ha da offrire”. Catecumenato, catechesi, formazione dottrinale e liturgica, missione diaconale: questi gli ambiti che per l’arcivescovo richiedono una collaborazione sempre più stretta fra le parrocchie di Bruxelles. “In futuro – afferma – una delle chiese dell’unità pastorale diventerà parrocchia-madre; lì si riuniranno i fedeli per la celebrazione dell’eucaristia domenicale. Una soluzione cui guardiamo in prospettiva, nell’attesa che si ponga concretamente il problema della mancanza di preti che, per ora, non si avverte (sono 222 i sacerdoti attivi nella diocesi, ndr.)”. Cristiani di altre culture. Una “vera opportunità e una grazia per la Chiesa della nostra città” è costituita dalla presenza “di numerosi cristiani, molti dei quali convinti e praticanti, di nazionalità straniera” sottolinea ancora il card. Danneels. “Il dialogo e il confronto nel rispetto reciproco tra noi occidentali e questi cristiani provenienti da altre culture e con una visione di Chiesa diversa dalla nostra, è di importanza strategica per l’avvenire della Chiesa stessa. Non per riempire i nostri edifici di culto, ma per permetterci di riscoprire la nostra vocazione e la nostra missione”.