Sulle ceneri del comunismo” “

Repubblica Ceca: situazione e ” “prospettive nei centri rurali e a Praga” “” “

“Classiche e specializzate” è la distinzione tracciata da don Ales Opatrny , delegato alla pastorale della diocesi di Praga, quando si parla di parrocchie nella sua città. “Difficile da capire – riconosce – se non si è usciti da decenni di regime comunista, durante il quale la religione era bandita. Ed è soprattutto per questo motivo che nella Repubblica Ceca, e in particolare nella Boemia centrale, la religiosità è poco sviluppata. Nonostante ciò si registrano importanti segni di risveglio, specie nei quartieri edificati dal vecchio regime comunista”. Intorno alle famiglie. “Il nucleo portante della parrocchia – spiega don Ales – è la famiglia. Attualmente, i cattolici rappresentano il 5-7% del totale della popolazione. Nei centri rurali questo significa che i cattolici sono costituiti da un’unica famiglia. A Praga invece, a parità di percentuale, in ogni parrocchia ci possono essere 20-30 famiglie ma sono presenti giovani, bambini, l’intera struttura della popolazione è rappresentata e ovviamente questo fatto è positivo. Anche i rapporti tra parrocchiani sono migliori, perché i giovani e gli anziani incontrano altre persone che frequentano la parrocchia come loro e non rimangono soli. A Praga c’è più vita comunitaria. L’iniziale interesse verso la religione cattolica, mostrato dalle persone negli anni novanta con la caduta del regime comunista, era dovuto più che altro alla curiosità. Oggi la situazione è migliore perché la prima ‘ondata’ è conclusa e la fase di ‘depressione’ è finita; è una situazione che fa ben sperare per il futuro”. Una insolita distinzione. “A Praga ci sono 95 parrocchie. In centro – spiega don Opatrny – vi sono soprattutto parrocchie rette da ordini religiosi, che si sono, per così dire, ‘specializzate’ nell’accogliere in modo particolare quei fedeli attratti, per esempio, dalla spiritualità francescana; il problema più grande è che in centro non vi sono molti residenti fissi per cui la vita parrocchiale e la partecipazione ne risentono. Nelle zone immediatamente fuori del centro vi sono, invece, le ‘parrocchie classiche’ rette da secolari con le attività tipiche di una parrocchia. Alcune sono particolarmente attive nel diaconato e nella carità. Ne esiste una che organizza regolarmente raccolte benefiche per l’Ucraina. Altre hanno un’esperienza pluriennale nell’incontro ecumenico. E poi le parrocchie universitarie che offrono proposte variegate per i giovani. Non tutte hanno spazi grandi disponibili ma dove ci sono è possibile organizzare offerte culturali o programmi per i giovani e per i bambini. I centri che abbiamo aperto in periferia sono anche luoghi di cultura dove vengono proposti programmi culturali per giovani come per anziani. La risposta è in parte molto positiva per le persone che cercano qualcosa perchè in queste zone della città l’offerta culturale è molto scarsa. Le attività culturali organizzate dalla parrocchia sono destinate ai parrocchiani, sebbene tentiamo di aprire nuovi centri proprio dove vi sono i nuovi agglomerati per rivolgerci anche alle persone che non frequentano la Chiesa. Pur avendo come priorità queste persone, le offerte culturali rappresentano una buona occasione anche per i contatti ecumenici”. Nuovi centri. Ma ci sono anche nuove parrocchie che stanno nascendo, sono quelle dei quartieri periferici di Praga, costruiti durante il regime comunista. “Qui la situazione è molto complessa – aggiunge – poiché dove in origine non esistevano chiese oppure esisteva solo una piccola chiesa rurale, ora vi sono agglomerati di 40.000 abitanti. In questi casi i sacerdoti e le strutture sono insufficienti per affrontare la situazione. Fortunatamente in questi nuovi quartieri abbiamo aperto due nuovi centri ma abbiamo bisogno di altri 5-6 edifici anche se si procede ancora con lentezza”.