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La parola ai Governi” “

Sabato 4 ottobre si aprono ufficialmente a Roma i lavori della Conferenza Intergovernativa, chiamata ad adottare la Costituzione per l’Europa dell’allargamento. L’ultima riunione del Consiglio affari generali ha confermato il clima di crescente tensione tra le delegazioni: in qualità di presidente della Cig, l’Italia ha dovuto ribadire a tutti i Paesi che la metodologia della Conferenza seguirà il principio del “dissenso costruttivo”, che consente di proporre modifiche al progetto di Giscard a patto che le alternative godano del consenso unanime. Da più parti viene tuttavia messa in dubbio non solo la possibilità di giungere ad un accordo entro la fine dell’anno, ma addirittura la firma del nuovo Trattato per la primavera del 2004. Così il Belgio, contrario sia al referendum popolare per la ratifica della Costituzione sia al riferimento esplicito al cristianesimo nel Preambolo, secondo il quale un compromesso politico è “illusorio”. Anche il presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, ha duramente criticato la Convenzione, colpevole a suo parere di voler creare un “Superstato europeo” che “cancella Stati sovrani e Parlamenti nazionali”. Non meno severa la Polonia, che guida un gruppo composto da 15 Stati (i candidati più Austria e Finlandia) e dalla Commissione europea a favore del mantenimento di un Commissario per ogni Stato membro. Inoltre, Polonia e soprattutto Spagna sono contrarie al sistema a doppia maggioranza qualificata per il voto in Consiglio (maggioranza degli Stati e 60% della popolazione), difendendo il voto ponderato sancito dal Trattato di Nizza. E se la Grecia insiste affinché il nuovo Trattato dia ampio spazio all’integrazione della difesa europea, tanto l’Italia quanto la Commissione hanno auspicato un impegno condiviso finalizzato a fare della politica europea di difesa il secondo pilastro della Nato. Dal canto loro, Parlamento europeo e Comitato delle regioni hanno approvato due documenti di sostegno al progetto della Convenzione. Schierati a favore della bozza di Giscard sono anche i cosiddetti grandi: se il Regno Unito vuole comunque mantenere l’unanimità su fisco, difesa e politica estera, Francia e Germania hanno confermato la necessità di evitare “stravolgimenti” del testo base, ammonendo i “Candidati troppo esigenti” che “richieste eccessive potrebbero rimettere in discussione l’allocazione dei Fondi strutturali per i Paesi dell’allargamento”.