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Il filosofo francese Jacques Maritain (di cui quest’anno ricorre il 30° della morte) scriveva: “l’università deve insegnare la conoscenza universale, non soltanto perché la sua archittetura abbraccia l’insieme dei campi più elevati in genere del sapere umano, ma anche perché in ogni università degna di questo nome, lo spirito dell’insegnamento è uno spirito di universalità, dal fatto stesso che tende su un modo completament disinteressato alla pura conoscenza della verità, e poi chiede ai professori di avere loro stessi e di comunicare agli studenti, il senso delle connessioni e delle corrispondenze che esistono tra tutte le diverse regioni dell’universo della conoscenza”. La missione delll’Università è di formare gli spiriti, di dargli la loro coerenza, di unificarli. Le università sono dei focolari di cultura che trovano il loro valore attraverso l’insegnamento fondato sulla ricerca. Cultura, insegnamento, ricerca: attraverso questo trinomio si diffonde l’influenza delle università nel tempo e nello spazio. Mons. Gérard Defois, arcivescovo di Lille, che è stato Rettore dell’università cattolica di Lione, dice: “Le università hanno come compito di aprire gli spiriti, ai saperi tecnici come ai loro significati apirituali. Come tali sono dei luoghi non soltanto di trasmissione, ma anche di emissione della cultura. Sono nel cuore delle questioni di questo tempo”. I valori fondamentali dell’università sono i progressi della conoscenza, il rigoglio e lo sviluppo culturale della persona e della società con la quale si trova in relazione, che contribuisce a strutturare. Per tale ragione precisamente, l’università è un luogo di dialogo. “Anche l’università, non di meno di altre istituzioni – aveva detto Giovanni Paolo II durante il Giubileo -, sente il travaglio dell’ora presente. E tuttavia essa rimane insostituibile per la cultura, purchè non smarrisca la sua originaria figura di istituzione deputata alla ricerca e insieme a una vitale funzione formativa e direi “educativa” – a vantaggio sopratutto delle giovanni generazioni. Questa funzione deve essere posta al centro delle riforme e degli adattamenti di cui anche questa antica istituzione può avere bisogno di adeguarsi ai tempi”. La Chiesa vorrebbe che il dialogo diventi un habitus per il pensiero. L’università avrebbe qui una funzione di formazione del cittadino nel prepararlo ad un dialogo universale. Così si rimuovono i rischi di una cultura dell’uniformità con il suo corollario paradossale della frammentazione e del ripiegamento su se stessa, al profitto della creazione di una vera cultura della relazione, del contatto tra gli uomini, apertura indispensabile al bene comune. Il dialogo con la cultura e con le culture del nostro tempo è più che mai fondamentale e urgente. Su questo terreno si gioca il destino dell’Europa e del mondo, e l’università, chiamata per definizione all’universalità, ha una missione singolarmente importante. Dialogo tra le culture, dialogo tra le religioni, dialogo tra le discipline, dialogo tra la fede e la cultura, tra la fede e la ragione, questa è la missione dell’università, cioè “aprire le frontiere dello spirito” per riprendere il titolo di un bel libro di Louis Gardet (1985). Universitas rimanda a Humanitas, cioè ad un’etica della responsabilità. L’essere umano deve essere preso nella totalità della sua persona. E’ il senso della missione delle università come “laboratori culturali”, secondo l’espressione del Papa ai docenti universitari il 9 settembre 2000.