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“In linea di principio, l’esportazione di armi verso Paesi coinvolti in conflitti armati dovrebbe essere proibita”. A stabilirlo è il Parlamento europeo, accogliendo, il 25 settembre scorso, la quarta relazione annuale del Consiglio sull’attuazione del codice di condotta per l’esportazione di armi, che fissa norme minime per il rilascio delle autorizzazioni all’esportazione di armi convenzionali da parte degli Stati membri. Secondo tale relazione, esposta da Karl von Wogau, l’attuale contesto politico è segnato da un lato da un collegamento fra instabilità regionali, Stati in dissoluzione, criminalità organizzata e terrorismo internazionale e, dall’altro, dall’allargamento dell’Unione europea e dall’avviamento, nell’ambito della politica europea di sicurezza e difesa, di iniziative comuni in vista di una politica europea degli armamenti e delle forniture. Per quanto riguarda la politica nei confronti dei paesi terzi, i parlamentari evidenziano che, “ai fini della lotta contro il terrorismo e in un’ottica di prevenzione dei conflitti, stabilizzazione regionale e rispetto dei diritti dell’uomo, serve una chiara ed efficace politica comune nel settore delle esportazioni di armi”. Secondo i parlamentari dovrebbe instaurarsi un sistema di verifica e di monitoraggio per verificare l’effettiva destinazione finale, con la possibilità di applicare sanzioni. Nell’ambito dei controlli sulle esportazioni di armi verso paesi terzi, si dovrebbe dedicare particolare attenzione ai prodotti che possono essere utilizzati a scopi sia civili che militari, come pure ai pezzi di ricambio e ai prodotti che si prestano all’eventualità di una guerra elettronica. Quanto all’instaurazione di un mercato comune europeo degli armamenti, i parlamentari chiedono che vengano gradualmente aboliti i controlli sui trasferimenti di armi all’interno dell’Unione europea. Essi rivolgono poi un appello ai paesi candidati affinché rafforzino le legislazioni nazionali sulla base del codice di condotta. Anche i nuovi paesi contigui all’Unione ampliata e i paesi con cui l’Ue ha concluso o intende concludere accordi di stabilizzazione e associazione dovrebbero essere invitati a rispettare il codice di condotta. I parlamentari raccomandano infine di considerare la possibilità di creare un’Agenzia europea per il controllo delle esportazioni di armi e chiedono che la politica degli Stati membri nel settore delle esportazioni di armi sia armonizzata e diventi giuridicamente vincolante.