“Grandi riserve” in merito alla nuova legge sugli stupefacenti, la cui discussione al Consiglio nazionale svizzero è stata rimandata, “sia per i compiti che spettano allo Stato, sia per le conseguenze sociali”, vengono espresse dalla Conferenza episcopale svizzera, che ha reso nota nei giorni scorsi la propria presa di posizione in materia. I vescovi svizzeri invitano a distinguere “l’uso della cannabis dalla problematica degli stupefacenti nel suo insieme” e sottolineano anche la gravità dell’abuso di alcool “che costituisce una dipendenza forte quanto l’uso di cannabis”. E ricordano che “compete allo Stato formulare leggi che non favoriscano tali forme di dipendenza”. Al contrario, “indebolendo la legge – affermano – lo Stato non assolve più i suoi obblighi”. Inoltre, con una legge di questo tipo, “si rinuncia deliberatamente all’aspetto repressivo mentre il sostegno e l’appoggio a cui hanno diritto i tossicomani si riduce ad un ‘aiuto sociale alla sopravvivenza’”. Questo provocherà, secondo i vescovi, “un peso economico estremamente pesante” per le strutture sociali. “Il problema della dipendenza a vita dei tossicodipendenti – concludono – non sembra essere stato preso sufficientemente sul serio”. Propongono quindi di “promuovere programmi seri di astinenza per tutti coloro che hanno ancora la volontà di uscire dalla droga”.