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Distanze ravvicinate” “

A. Riccardi (S.Egidio): "Cattolici e ortodossi non litigano più"” “” “

“Oggi cattolici e ortodossi non litigano più, semmai discutono come si fa nelle liti in famiglia. Neanche Roma e Mosca sono poi così lontane come si tende a credere…”. E’ la “fotografia” dell’ecumenismo in Europa scattata dallo storico Andrea Riccardi , fondatore della Comunità di S. Egidio, che traccia per il Sir una sorta di “bilancio” del “volto religioso” del nostro Continente, alla vigilia della Conferenza intergovernativa in programma a Roma il 4 ottobre, al centro della quale ci sarà la futura Costituzione europea. Il processo di allargamento europeo evidenzia i rapporti tra i Paesi dell’Ovest e quelli dell’Est: quali riflessi sul dialogo ecumenico? “Credo che quello dei rapporti tra Est ed Ovest sia un punto nodale per la nuova Europa. Quando parliamo del nostro Continente non dobbiamo dimenticare le grandi correnti spirituali che non riguardano solo l’Unione europea, ma la ‘grande’ Europa. La presenza ed il contributo della Russia, ad esempio, è fondamentale nell”Europa a due polmoni’ tanto cara al Papa. Unione europea, grande Europa ed ecumenismo sono quindi tre ambiti tra loro strettamente connessi. E’ sempre più urgente, oggi, comprendere che l’Oriente ha bisogno dell’Occidente, e l’Occidente ha bisogno dell’Oriente. Spiritualità, senso della liturgia, della preghiera, attitudine alla contemplazione, monachesimo; questi alcuni tratti ‘orientali’ a cui l’Occidente dovrebbe attingere, offrendo da parte sua all’Est il ‘genio’ del cattolicesimo, fatto di carità, azione missionaria, presenza nel mondo”. C’è una responsabilità specifica dei cristiani? “Certamente i cristiani devono porre con forza il tema dell’identità, delle ‘radici’ cristiane dell’Europa, attraverso la capacità di ‘vivere la storia’ e la propria vocazione non rimanendo confinati a certi ‘provincialismi localistici’, ma imparando ad ascoltare il ‘grande soffio’ del mondo, fatto di dimensioni locali ma anche di grandi frontiere, di ‘finestre’ che devono aprirsi su un orizzonte più vasto del proprio cortile. Anche il tema delle ‘radici’, se interpretato in questa prospettiva, diventa vitale, nello Spirito di quel tesoro, che è il Vangelo, fatto di cose nuove e cose antiche”. La tendenza, anche nel nostro Continente, è quella di relegare la religione nell’ambito individuale, negandole “rilevanza pubblica”… “E’ il retaggio della tradizione laico-liberale, che tende a fare della religione un affare privato, confinato alle coscienze. Per sua natura, invece, l’esperienza religiosa non è un’esperienza individuale: è fatta anche di culto, della vita in comunità, che non può non avere un impatto con la realtà. Il ‘date a Cesare quel che è di Cesare’ indica, infatti, una diversificazione tra la società civile e la comunità religiosa, che però non comporta una separazione”. Su quali fronti l’Europa può diventare un “luogo” esemplare di dialogo interreligioso? “Anzitutto sul versante immigrazione, dove la voce delle Chiese può farsi sentire per favorire i processi di integrazione e scoraggiare i nazionalismi o gli individualismi esasperati. In generale, la valenza pubblica e sociale delle religioni, in particolar modo nel nostro Continente, sta nel sollecitare un rapporto continuo tra intimità del cuore e vita comunitaria, che va declinato poi nelle varie sfere della società con lo stile della testimonianza”. ¤