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Una nuova stagione” “

Il rapporto di Giovanni Paolo II con l’Europa e con il Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), e le sfide poste attualmente dal continente alla Chiesa, lette alla luce del documento postsinodale “Ecclesia in Europa” dello scorso mese di giugno, sono stati al centro della prolusione con cui il presidente del Ccee, mons. Amédée Grab , ha aperto il 2 ottobre a Vilnius (Lituania) l’assemblea plenaria alla quale partecipano i presidenti delle conferenze episcopali europee (fino al 5 ottobre). Nuova evangelizzazione del continente, maggiore cooperazione della Chiesa in Europa con quelle degli altri continenti, approfondimento del dialogo ecumenico e interreligioso: queste le principali sfide delineate da mons. Grab. Ben volentieri dedichiamo all’intervento del presidente Ccee la prima pagina di questo numero di SirEuropa. “Profeta di un’Europa nuova”: così mons. Grab ha definito il Papa che con i suoi oltre 700 interventi sul tema ha costantemente richiamato il “continente fecondato dal cristianesimo” a “far fruttificare la sua eredità cristiana”. Con Giovanni Paolo II è stata inaugurata anche la nuova stagione del Ccee e rilanciato il suo compito di “servizio alla nuova evangelizzazione” attraverso la “promozione di una sempre più intensa comunione tra le diocesi e le Conferenze episcopali”. Il cammino percorso. Secondo Grab, “all’interno della cattolicità negli anni successivi all’89 è cresciuto lo scambio tra Est e Ovest”; occorre tuttavia “approfondire insieme il confronto con la secolarizzazione e il pluralismo religioso”, temi “comuni a tutti i nostri Paesi”. Prendendo atto della “riflessione sulla necessità di un rinnovamento delle strutture ecumeniche” avviata dal Kek (Conferenza delle Chiese d’Europa) e dal Wcc (Consiglio mondiale delle Chiese), mons. Grab ha affermato che si tratta di “una domanda certamente diretta anche alla Chiesa cattolica”. Le sfide attuali. Innanzitutto la rievangelizzazione dell’Europa in uno scenario caratterizzato da “segnali preoccupanti – smarrimento della memoria, paura del futuro, affievolirsi della solidarietà” e, al tempo stesso, da “segni di speranza – crescita dell’Europa civile e politica, impegno di parrocchie e movimenti ecclesiali, cammino ecumenico”. Quindi il rapporto della Chiesa in Europa con quelle degli altri continenti, a partire dalla collaborazione con il Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) in ambiti quali “le vocazioni e lo scambio di sacerdoti, le migrazioni, il sostegno ad attività pastorali e progetti ecumenici”. E’ all’ordine del giorno della plenaria la discussione di “una proposta di simposio tra i vescovi dell’Africa e i vescovi dell’Europa” ha annunciato Grab, rimarcando quindi l’incapacità del nostro continente di offrire nei mesi scorsi “positive soluzioni politiche alle gravi tensioni del Medio Oriente”. Auspicando che l’Europa “occupi con responsabilità il proprio ruolo all’interno dell’ordine globale” e riferendosi al recente conflitto in Iraq, “mi interrogo anche se come Ccee non dobbiamo avviare uno scambio regolare con la Conferenza degli Stati Uniti d’America” ha dichiarato ancora Grab. Quanto al processo di riunificazione europea e all’imminente apertura della Conferenza intergovernativa a Roma (4 ottobre), il presidente Ccee ha ribadito che “l’Europa non può rinnegare la sua identità cristiana” ed ha annunciato la possibilità che l’assemblea dei vescovi europei invii un messaggio al summit. Evangelizzazione e pastorale. “La forza dell’annuncio del Vangelo” ha avvertito, sarà “maggiormente efficace se legata alla testimonianza di una profonda comunione nella Chiesa” che è “integrazione organica delle legittime diversità”. Intanto, “mentre prosegue il cammino della Charta oecumenica” e “sta avviandosi la riflessione su una terza assemblea ecumenica europea, dopo Basilea (1989) e Graz (1997)” il presidente Ccee ha annunciato tra i temi dell’assemblea anche la possibile istituzione di una commissione con il compito “di accompagnare i dialoghi con le altre fedi, in particolare islam e buddismo”.