editoriale" "
Con 238 voti contrari, 211 a favore e 15 astensioni il Parlamento europeo riunito il 24 settembre a Strasburgo ha bocciato un emendamento del Partito popolare europeo (Ppe) che chiedeva un riferimento esplicito alle radici giudaico-cristiane nella bozza di Trattato Costituzionale che dovrà essere discussa nella prossima Conferenza intergovernativa di Roma del 4 ottobre. L’Assise di Strasburgo ha dunque detto “no” alla proposta di far inserire il riferimento alle radici cristiane nel Preambolo del futuro Trattato costituzionale dell’Unione europea. Il gruppo del Ppe, appoggiato dalla destra, ha fatto la sua battaglia, ma ha perso. In realtà la proposta non ha ottenuto nemmeno tutti i voti dei popolari e della destra, che aveva assicurato il suo sostegno all’iniziativa. Il voto contrario della maggioranza dell’emiciclo e il mancato sostegno all’emendamento di una parte dei popolari (soprattutto i conservatori inglesi) lascia solo l’onore delle armi. Di positivo resta una iniziativa che era doverosa. Comunque il Parlamento è stato costretto a valutare la proposta e ad uscire allo scoperto. Così è giunta la conferma che favorevoli o contrari sono trasversalmente presenti nelle forze politiche rappresentate a Strasburgo. Resta semmai l’amarezza per un dibattito che poteva essere di un livello superiore, con un confronto aperto e leale sul valore anzitutto storico e culturale (nonché religioso) del riconoscimento delle radici cristiane del continente. Qualcuno, invece, ha affrontato la questione con un taglio eminentemente ideologico. Ora la parola passa alla Conferenza intergovernativa che aprirà i battenti sabato 4 ottobre a Roma, chiamata a decidere il testo della futura “costituzione” europea, non giungerà la sollecitazione positiva dell’Europarlamento su questo tema. Ancora una volta la storia, la tradizione, il portato culturale che il cristianesimo rappresenta per l’Europa rischia di essere tralasciato o sottaciuto. Facendo un torto più che ai cristiani, alla storia stessa del “vecchio continente”. Sir Verso la Cig E’ iniziato il conto alla rovescia per la Conferenza intergovernativa (Cig) che si aprirà a Roma il prossimo 4 ottobre. Se, da un lato, appare certo che il progetto di Giscard costituirà lo zoccolo duro della futura Costituzione europea, alcuni punti rimangono aperti. La Commissione, in particolare pare ora soprattutto concentrata nel garantire il principio “uno Stato, un Commissario” contro la proposta sostenuta dalla maggioranza dei Paesi membri di un Collegio ristretto. “La Cig affermano i membri della task force “Futuro dell’Europa e Questioni internazionali della Commissione europea”, Paolo Ponzano e Pieter Van Nuffel – non dovrebbe rivedere i compromessi raggiunti in Convenzione né rimettere in causa acquisizioni e successi importanti, quali l’integrazione della Carta dei diritti fondamentali; l’aumento dei poteri di codecisione legislativa del Parlamento europeo; il principio di trasparenza integrale dei lavori del Consiglio quando legifera; l’introduzione di una definizione più semplice e democratica del voto a maggioranza qualificata in Consiglio; il potenziamento del controllo relativamente al principio di sussidiarietà e del ruolo dei Parlamenti nazionali nella costruzione europea; l’applicazione del metodo comunitario all’insieme dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia; la creazione della funzione di Ministro degli Esteri, lo sviluppo della politica di sicurezza e di difesa comune”.