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“La Chiesa cattolica di Svezia esprime soddisfazione per il fatto che oltre l’80% dei cittadini svedesi si è recato a votare sostenendo in tal modo i principi democratici sui quali si fonda la nostra società”. Così il vescovo di Stoccolma, mons. Anders Arborelius, ha commentato a SirEuropa il massiccio afflusso alle urne di domenica scorsa 14 settembre (81,2% dei 7 milioni di aventi diritto al voto) in occasione del referendum sull’adesione alla moneta unica, bocciata dal 56% dei votanti. Una consultazione che, ha ricordato il presule, “si è tenuta solo pochi giorni dopo l’assassinio del ministro degli Esteri Anna Lindh, uno dei più attivi promotori della campagna a favore dell’euro”. Domenica 14, in concomitanza con il referendum, in tutte le parrocchie cattoliche del Paese si è pregato per il ministro e la sua famiglia e la Chiesa cattolica ha organizzato, questa volta con le altre Chiese cristiane, un incontro di preghiera a Stoccolma per il 23 settembre. “La Chiesa cattolica precisa mons. Arborelius non ha preso parte al dibattito sull’adesione o meno alla moneta unica. I cattolici del Paese si sono trovati divisi sul tema, così come altri gruppi e organizzazioni”. A fronte della maggioranza di voti contrari, il 41,8% dei votanti ha detto ‘sì’, “convinto che sia meglio per un piccolo Paese come la Svezia far parte di una comunità più grande”. Il vescovo, che pone il ‘no’ in relazione con la lunga “tradizione di isolazionismo” del Paese, si dice lieto che “le argomentazioni anticattoliche non siano state frequenti come nel 1994 quando gli svedesi furono chiamati a pronunciarsi sull’ingresso nell’Unione europea”. “Spero che essi siano divenuti più consapevoli dell’impatto positivo che la Chiesa cattolica ha sul dibattito sociale nell’Unione europea” ha concluso.