editoriale" "
Neppure uno Stato “neutro” dal punto di vista ideologico può “ridurre la religione ad un fatto privato”, ma deve “riconoscerla ed apprezzarla nella vita pubblica”. Così mons. Reinhard Marx , vescovo di Treviri (Germania) e presidente della Commissione “Justitia et Pax” tedesca, interviene in merito al dibattito sulle “radici cristiane”. In questa prospettiva si sofferma sul pensiero sociale della Chiesa in rapporto alla evangelizzazione e al magistero del vescovo. L’annuncio del Vangelo comporta anche il diffondere il messaggio sociale della Chiesa, come Papa Giovanni Paolo II sottolinea costantemente. Ecco perché non ci si può limitare alle questioni puramente teologiche, ma occorre ugualmente affrontare il tema della giustizia sociale con il messaggio della liberazione e della dignità integrale dell’uomo. Ognuno di questi due compiti a suo luogo e a suo tempo: ma ognuno di questi due compiti spetta in particolare al vescovo. Al fine di poter ancorare i temi della dottrina sociale cattolica ancora più profondamente nella Chiesa, è essenziale che il vescovo sottolinei nella sua predicazione lo stretto legame tra la spiritualità e la responsabilità per il mondo, che è talvolta qualificata dal rapporto tra la ‘mistica’ e la ‘politica’, considerando la mistica nel senso generale di devozione e di pietà e la politica come appello generale a tutti i cristiani a trasformare il mondo, la situazione sociale, nello spirito del Vangelo. In tal senso l’attività caritativa deve essere un’attività del tutto normale per ciascuna diocesi e parrocchia; altrimenti il messaggio autentico del Vangelo verrebbe dissimulato. Tuttavia, la carità e la dottrina sociale cattolica sono strettamente legate, ma non del tutto identiche. La dottrina sociale della Chiesa e l’azione sociale della Chiesa, al di là del servizio della carità, mirano a superare le strutture di ingiustizia e a promuovere le riforme nell’ambito politico per il bene dell’uomo. Dunque, essa si indirizza prima di tutto agli attori del mondo economico, sociale e politico, vuole incoraggiare i laici ad impegnarsi in questi ambiti. Per questa ragione è bene che esistano, oltre alle parrocchie, associazioni ed organizzazioni cristiane operanti nello spirito della dottrina sociale cattolica. E’ soprattutto necessario e anche questo è uno dei compiti del vescovo incoraggiare i cristiani competenti ad impegnarsi nella politica, nell’economia e nel mondo sindacale, al fine di cambiare il mondo attraverso la loro testimonianza personale e la loro azione etico-sociale. E’ molto importante che il vescovo, con la sua comunità, instauri un dialogo con i differenti gruppi della società, compresi i gruppi non cristiani. Il vescovo dovrebbe prendere l’abitudine di intrattenere relazioni non solo all’interno della Chiesa ma anche con l’industria, la società e la politica. Certo, il dialogo non può sempre impedire i conflitti. Ciononostante, le posizioni della Chiesa producono un effetto non soltanto attraverso le dichiarazioni pubbliche, ma anche tramite iniziative destinate a suscitare la fiducia ed il contatto diretto tra il vescovo e gli attori responsabili nella società. Nel passato, la dottrina sociale cattolica ha un po’ trascurato l’ambito dell’etica politica e si è concentrata piuttosto sui temi del lavoro, della famiglia e della giustizia sociale. Se però noi vogliamo pronunciarci a favore della democrazia, e perfino del pluralismo ed io sono convinto che dovremmo farlo dobbiamo richiamare insistentemente la dottrina sociale cattolica. Dopo il fallimento delle grandi ideologie del XX secolo, è il messaggio della Chiesa sull’uomo, la società, l’economia e la giustizia sociale che ha conservato il suo valore.