uomini e religioni" "

Le radici e i valori” “

Chiuso ad Aachen ” “il Meeting ” “internazionale” “di preghiera ” “per la pace ” “

“Un’Europa capace di essere più aperta allo spirito, capace di vivere con il Sud del mondo, di essere espressione di una democrazia attenta ai diritti umani, per contribuire in maniera decisiva al terzo millennio”. E’ il “sogno” della Comunità di Sant’Egidio per il nostro continente, così come è espresso nell’appello di pace che ha concluso il Meeting internazionale di preghiera per la pace che si è svolto nei giorni scorsi ad Aachen (Germania) sul tema “Tra guerra e pace: religioni e culture si confrontano” (cfr. Sir n. 59/2003). Il tema delle “radici cristiane” è stato al centro, oltre che del messaggio inviato dal Papa all’apertura dei lavori, di molti interventi degli oltre 500 leader religiosi mondiali che hanno partecipato all’incontro. Ne citiamo alcuni. Un’identità “aperta”. “Molti si chiedono che volto avrà l’Europa, perché il discorso delle singole nazioni non è più attuale”, ha osservato Giuseppe Laras, rabbino capo della comunità ebraica di Milano, auspicando l’ingresso della Turchia nell’Unione europea: “L’identità europea – ha aggiunto – deve essere aperta per scoprire il lato migliore, cioè universale, presente in ogni cultura. Alle religioni spetta il compito di ridurre la componente egoista e utilitarista e aprire ad un senso della vita che continua oltre di essa”. Ma cos’è l’Europa? Secondo Konrad Raiser, segretario del Consiglio ecumenico delle Chiese, “la definizione puramente geografica pone dei problemi per Paesi quali la Russia o la Turchia. Dopo il 1989, nessuna delle precedenti identità europee può essere ristabilita. L’Europa oggi è un progetto più che una realtà, e questo progetto esclude la guerra come opzione per risolvere i conflitti interstatali. Una politica attiva di pace è uno dei valori di base delle società europee”. I fondatori dell’Unione europea hanno voluto l’Europa come un’area di pace e “uno strumento politico al servizio della pace nel mondo”, ha ricordato Jean Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia: “La guerra in Iraq illustra questa aspirazione europea. La quasi totalità delle opinioni pubbliche dei Paesi europei erano in favore di una soluzione negoziata e pacifica, sotto l’egida delle Nazioni Unite”. Non solo “radici”. Secondo Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, “i valori dell’umanesimo sono tipici valori cristiani, ma la mancanza di una visione cristiana del mondo rende più fragili questi valori”. Per il relatore, “la Chiesa deve essere se stessa, non farsi strumentalizzare come mezzo per la moralizzazione della società o giustificarsi attraverso le opere sociali”. Peter Erdo, vescovo cattolico ungherese, ha richiamato l’attenzione su una “definizione culturale di Europa”, che “non è stata messa in crisi dalla divisione politica fra Est ed Ovest durante la guerra fredda. Gli ungheresi, i cechi e gli slovacchi si sono sempre sentiti culturalmente europei”. Il pluralismo religioso, per Erdo, “è una realtà riconosciuta dalla Chiesa. Pluralismo religioso non vuol dire perdita di valori o soggettivismo, ma è espressione della libertà di pensiero”. Cittadinanza europea, insegnamento della lingua e riqualificazione delle periferie: queste le proposte della Comunità di Sant’Egidio a favore dell’integrazione dei cittadini immigrati in Europa, partendo dalla convinzione – ha spiegato Daniela Pompei – che “solo attraverso il riconoscimento degli immigrati come cittadini a tutti gli effetti si può raggiungere quella coabitazione pacifica che non cancella le identità, ma le lascia esistere assieme a una nuova identità comune a tutti gli europei”. Ad Aachen, le grandi religioni mondiali si sono confrontate anche sull’ecologia, registrando una “profonda sintonia” in questo ambito. Nella prospettiva ebraica del riposo sabbatico, ha sottolineato il rabbino David Rosen, “proteggere l’ambiente vuol dire far riposare la terra”. Secondo Chandra Muzzafar, musulmana malaysiana, “la civiltà occidentale, che ha seminato l’ideologia del dominio dell’uomo sull’ambiente, da circa vent’anni ha un atteggiamento meno aggressivo verso l’ambiente, ma questo cambiamento è una risposta pragmatica e non priva di opportunismo. Nel frattempo, alcune economie asiatiche perseguono lo sviluppo economico tralasciando ogni attenzione all’ambiente”.