università europee" "
L’identità europea si ” “è costituita in grande parte attraverso ” “l’irrigazione ” “intellettuale realizzata dalle università ” “” “
L’Università, che è stata pensata nel lontano medioevo dalla Chiesa cattolica, è stata uno degli elementi costitutivi della civiltà europea, e un fattore decisivo del suo sviluppo. L’identità europea si è costituita in grande parte attraverso l’irrigazione intellettuale realizzata dalle università, da Uppsala a Bologna e Catania, da Oxford a Cracovia, da Lisbona e Alcalà a Leipzig. Lo spazio dell’Università è lo spazio dell’Europa intera, uno spazio che occorre ampliare e valorizzare. Anche da questo punto di vista, le università e i loro membri, professori e studenti, hanno una responsabilità singolare, una missione da assumere per riallacciare con l’intuizione degli iniziatori del primo movimento di creazione delle università nel Duecento e del Trecento, quando studenti e professori circolavano liberamente attraverso tutto il continente, da un’università all’altra. Invece le università sono state portatrici nell’Ottocento dei nazionalismi. Dopo i famosi Discorsi alla nazione tedesca, quattordici lezioni all’università di Berlino del filosofo Johann Fichte tra dicembre 1807 e marzo 1808, che costituirono a lungo l’opera base del nazionalismo tedesco, l’insegnamento e la ricerca si sono rinchiusi sull’esaltazione dell’identità nazionale e hanno contribuito alle catastrofi totalitarie del Novecento. Fu necessario aspettare i primi anni della costruzione europea negli anni 1950 fino all’Atto unico europeo del 17 febbraio 1986 per vedere le università ritrovare veramente l’esigenza della formazione di un’Europa nuova, pacificata, di un’Europa europea. Paolo VI diceva nel 1977 al Consiglio dell’Europa che questa “conserva una responsabilità particolare per testimoniare, nell’interesse di tutti, di valori essenziali, come la libertà, la giustizia, la dignità personale, la solidarietà, l’amore universale e reciproco”. Tale responsabilità è oggi quella delle università, ricordata da Nicole Fontaine, Presidente del Parlamento europeo, nel 2001, in occasione del 125° anniversario degli istituti e università cattoliche di Francia: “Attraverso la storia, la missione delle università è stata sempre di essere gli artigiani dell’universalità al di là delle frontiere del pensiero, della cultura, della scienza, al più alto livello della loro elaborazione”. Ritrova Jacques Maritain che diceva: “L’educazione deve mirare essenzialmente non a produrre un tipo culturale conforme al desiderio della comunità, ma a liberare la persona umana”. L’Università non deve certamente rinchiudersi né in una disciplina, né in una cultura nazionale, ma liberare gli spiriti, cioè aprire le finestre e lanciare dei ponti tra le nazioni e le culture. E’ il messaggio di Giovanni Paolo II ai docenti universitari venuti a Roma dal mondo intero all’inizio del settembre 2000 per i Giubileo delle Università: “La Chiesa disse – che ha avuto storicamente un ruolo di primo piano nel sorgere stesso delle Università, continua a guardare ad esse con profonda simpatia, e da voi si aspetta un contributo decisivo, perché questa istituzione entri nel nuovo millennio ritrovando pienamente se stessa, come luogo in cui si sviluppano in modo qualificato l’apertura al sapere, la passione per la verità, l’interesse per il futuro dell’uomo”. “L’uomo vive di una vita pienamente umana grazie alla cultura” aveva dichiarato il Santo Padre nel 1980 all’Unesco. Ma per ben prendere la misura delle poste per la Chiesa e per l’Università nel secolo che si è appena aperto, si può riferirsi al discorso già citato della presidente Nicole Fontaine alle università cattoliche francesi: “Per inventare con lucidità la nuova Europa che si abbozza oggi confusamente, che mischierà la sua storia e la sua geografia in modo inedito, l’Europa ha bisogno dei suoi professori universitari, cioè di questo capitale eccezionale d’intelligenza prospettiva che unisce il sapere di alto livello, la riflessione e il senso educativo. Aggiungerò che l’Europa ha bisogno degli universitari cristiani, non per imporre un’unica visione dell’uomo, nel mondo pluralista e tollerante che è il nostro, ma perché la visione che ci viene dal Vangelo e che ha tanto segnato la nostra storia europea sia presente in questo grande dibattito e sia offerta alla libera adesione di chi vuole ispirarsene”.