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“Per ricordare, due anni dopo”. E’ il titolo di apertura dell’ Herald Tribune (11/9) dedicato alla commemorazione del secondo anniversario dei tragici attentati alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono di Washington. Al centro della prima pagina del quotidiano americano campeggia una foto di Ground Zero, accompagnata da un articolo, firmato da Richard Bernstein, dal titolo : “Gli Stati Uniti stanno perdendo la simpatia del mondo”. “Nei due anni trascorsi dall’11 settembre 2001 – è, infatti, il bilancio dell’autore dell’articolo – la visione degli Stati Uniti come vittima del terrorismo che si è guadagnata la simpatia ed il sostegno del mondo ha il ceduto il posto nei mesi successivi alla guerra in Iraq ad una diffusa visione dell’America come potere imperialista che ha condotto l’opinione pubblica mondiale ad un uso ingiustificato e unilaterale della forza militare”. “Le guerre del dopo-11 settembre”, è invece il titolo di apertura di Le Monde (11/9), secondo cui “gli attentati dell’11 settembre contro il World Trade Center di New York ed il Pentagono di Washington hanno provocato un’ondata di solidarietà con gli americani, senza precedenti nella storia”. Due anni più tardi, però, annota anche il quotidiano francese, “la compassione ha fatto posto al timore che azioni sconsiderate aggravino i problemi e che la lotta contro il terrorismo non sia che un pretesto per l’estensione dell’egemonia americana”. “Il mondo dimentica l’11 settembre”, è il monito di Donald Rumsfeld, capo del Pentagono, intervistato dal Corriere della Sera (11/9), il quale lamenta che in America, a due anni dalla tragedia, “l’attenzione sta calando”. In invito a “scongiurare altri 11 settembre” viene, infine, da Romanello Cantini, che su Avvenire (11/9) sottolinea: “In Iraq la ‘pace’ ha già fatto più vittime americane della guerra e all’orizzonte si profila lo spettro di un dilemma terribile, fra l’esposizione delle truppe alleate a un tiro al bersaglio senza fine e l’abbandono che paradossalmente conferirebbe al terrorismo, proprio laggiù, la sua prima vittoria assoluta”. Altro argomento di interesse per la stampa europea, il difficile processo di pace in Medio Oriente, dove la “road map” viene messa in discussione dalla nuova “escalation” di attentati e violenza, interroga nuovamente i principali quotidiani internazionali. “Gli attacchi palestinesi – titola l’ Herald Tribune (10/9) – arrivano quando diventa più profonda l’incertezza politica”. James Bennet e Greg Myre fanno notare che i nuovi attentati terroristici “contribuiscono al deterioramento del clima in Medio Oriente, dove Israele ha tagliato i rapporti con i palestinesi e sta mandando le sue truppe alla ricerca di militanti sospetti”. “Israele e Palestina: la speranza in lutto”, è l’eloquente titolo di apertura di Le Monde (9/9), che nell’editoriale delle pagine interne fa notare come i nuovi scontri “mettono, ancora una volta, israeliani e palestinesi in una situazione di conflitto esacerbato” e vedono “la sconfitta di una ‘road map’ che, già da qualche settimana, non portava più da nessuna parte”. Secondo il quotidiano francese, “il governo Sharon persegue la sua politica di assassinio dei capi di Hamas. Ma, come dicono in privato numerosi militari e in pubblico la maggior parte degli ex responsabili dei servizi di informazione israeliani, è una battaglia senza fine (…). Lo status quo nei territori mina le speranze di un palestinese moderato; il terrorismo islamico mina quello di un israeliano moderato. E’ venuto il tempo di una mediazione internazionale più vigorosa”. Sulle pagine dello spagnolo “El Periódico” ( 7/9) si legge che “Aznar raddoppia la difesa del cristianesimo nella carta dell’Ue”. Il presidente del governo spagnolo ha infatti ricordato che “senza l’eredità cristiana non si può spiegare Europa: non solo per la religione, ma per tante altre cose che si sono ottenute in libertà, uguaglianza e diritti umani. La menzione del cristianesimo non deve essere un ostacolo per i cittadini con altre credenze o laici, visto che l’Unione europea non è confessionale”. La difesa dell’eredità cristiana dell’Europa trova eco anche sulle pagine dell’ Abc ( 8/9): Juan Manuel de Prada osserva che “presentare le conquiste giuridiche e sociali che oggi reggono il funzionamento degli Stati europei come se l’umanesimo cristiano non le avesse influenzate costituisce un esercizio di cinismo e ignoranza insopportabile”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1230 N.ro relativo : 60 Data pubblicazione : 12/09/2003