università

” “La preziosa eredità” “

Patrimonio culturale, spirituale e ” “architettura della nuova Europa” “

“The heritage of European universities” (L’eredità delle università d’Europa) è il titolo di uno dei cinque progetti della campagna concepita durante il secondo vertice di Strasburgo, nel 1997, dagli allora 41 capi di Stato e di Governo dei Paesi del Consiglio d’Europa sul tema “Europa, eredità e patrimonio comune”. Il progetto, svoltosi dal settembre 1999 al dicembre 2000 e cofinanziato dalla Commissione europea, è stato coordinato da due dipartimenti del Consiglio d’Europa, il Comitato per l’istruzione superiore e la ricerca e il Comitato per l’eredità culturale. Gli atenei di Alcalà, Bologna, Cluj-napoce (Romania), Coimbra, Istanbul, Cracovia, Lovanio, Montpellier III Paul Valéry, Santiago de Compostela, l’estone Tartu, la lituana Vilnius e Zagabria sono le istituzioni universitarie coinvolte. Un bilancio del progetto viene tracciato in un volume che, edito nei mesi scorsi dal Consiglio d’Europa, ha anch’esso per titolo “L’eredità delle università d’Europa”. Tema questo al centro anche del Simposio, svoltosi a Roma dal 17 al 20 luglio, per iniziativa del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), su “Università e Chiesa in Europa”. All’incontro hanno partecipato oltre 2000 persone (tra rettori, docenti, studenti, cappellani, vescovi, cardinali ed operatori universitari), provenienti da università statali, private e pontificie di 40 Paesi (cfr. Sir n. 53 e 55/2003). Modelli e stili di lavoro. “Il patrimonio culturale e spirituale delle università del continente, in un tempo caratterizzato dalla crisi della memoria e dalla frammentazione della politica e del sapere” appare “strategico per l’architettura della nuova Europa” e “può favorire la coesione e la stabilità sociale, in particolare attraverso i suoi valori come la partecipazione, il senso di appartenenza, le uguali opportunità”, affermano i coordinatori del progetto: Nuria Sanz, docente universitaria, e Sjur Bergan, responsabile del Comitato per l’istruzione superiore e la ricerca presso il Consiglio d’Europa. Quale il bilancio dell’iniziativa? “Dalla consapevolezza del comune patrimonio culturale discende lo stimolo per gli atenei a cooperare maggiormente a livello transnazionale per adottare un approccio comune ai problemi e alle sfide che si trovano ad affrontare”. “Per il benessere dell’Europa non occorre una pluralità di nuove leggi, quanto un’adeguata e capillare formazione alla responsabilità individuale. Tutto ciò implica un serio impegno di formazione qualificata e permanente”. Ne è convinto Paolo Blasi, membro dell’Eurab (Comitato consultivo della Commissione europea per la ricerca) secondo il quale “proprio l’università può essere considerata un laboratorio in cui si sperimentano quotidianamente i principi di sussidiarietà, autonomia e responsabilità”. A queste ultime, aggiunge Bergan, “attraverso i tempi della ricerca e dell’apprendimento, l’università testimonia che la diffusa tendenza all’immediato perseguimento dei risultati” deve coniugarsi “con l’accoglienza di impegni che includano anche la pazienza del lungo periodo”. E ancora, “la trasformazione delle università locali in università europee è più avanzata dell’unione politica tra le stesse nazioni; motivo per cui l’università può favorire la costruzione dell’identità europea”. Università e cooperazione. Da Montpellier Bèatrice Bakhouche, docente di lingua e letteratura latina, presenta il nuovo programma di ricerca interdisciplinare, “Memoria e patrimonio” che, ispirato alla figura dello studioso catalano Ramòn Llull, prevede fitti scambi tra l’antico ateneo francese (fondato nel 1289) e altre università sorte di recente sulle coste settentrionali del Mediterraneo. A Santiago de Compostela, presso la locale università è sorto nel 1993 il ‘Gruppo di Compostela’, associazione che comprende oggi un’ottantina di atenei di oltre venti Paesi del continente, partecipa attivamente al dibattito sull’istruzione superiore in Europa, promuove iniziative congiunte e scambi culturali ed è impegnata in progetti di cooperazione con l’America latina”, spiega il vicerettore dell’ateneo Antonio Lopez Diaz, “a dimostrazione che un’università non è un’isola, ma può rivestire un ruolo significativo sullo scenario internazionale”.